Vladimir Milivojevich detto Boogie: la poesia delle strade

Boogie

Il suono della strada che fa muovere i tuoi passi verso di me, il suono della strada è quello che so.DJ Gruff

Cito Gruff, o forse sarebbe più esatto dire Giuliano Palma, per pronunciare una delle parole più usate nella scena Hip Hop. La similitudine che avvicina il rapper al fotografo è lampante. Uno parla in un testo, l’altro usa le immagini per esprimersi. Tra i moltissimi artisti che scelgono di raccontare la strada attraverso il filtro della macchina fotografica spicca Vladimir Milivojevich aka Boogie.

Fotografo serbo di Belgrado, è cresciuto nella più desolante povertà della ex Jugoslavia, dove procurarsi il cibo era letteralmente la priorità. Scattare per lui era un bisogno, una necessità, tanto che di sè stesso Boogie dichiarerà di essersi reso conto che senza la fotografia non sarebbe riuscito a preservare la sua sanità mentale.

Figlio di un fotografo amatoriale, ha da sempre portato con sè una macchina, la stessa con la quale si è immediatamente dedicato alla realtà cruda e severa che lo circondava. L’occasione di sfuggire ad un destino probabilmente segnato dalla guerra imminente si presenta il giorno che vince alla lotteria la green card per l’ingresso negli Stati Uniti. Con sé porta la macchina fotografica e la sua visione raw del mondo, che immortala senza farsi influenzare e condizionare da nessuno.

Il contatto con la strada ed il suo personale percorso umano si riversano immediatamente in foto toccanti e sconvolgenti, i cui soggetti sono per lo più eroinomani e gang new yorkesi. Emerge dirompente tutta la cifra stilistica che si porterà dietro nei numerosi viaggi nel mondo, sempre alla ricerca dei margini che diventano il centro della storia.

La strada diventa quindi non solo un luogo fisico al quale si appartiene ma è anche, e forse soprattutto, uno stato mentale. Il marciapiede e la sua poetica danno vita a mondi solo apparentemente lontani tra loro, se non direttamente interconnessi. Fulgido esempio ne siano tanto l’hip hop quanto l’arte fotografica contemporanea.

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