Visioni: Memories of Paul C (Documentary)

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Oggi torno a scrivere, ancora una volta, di uno dei principali produttori e sound engineer hip hop di sempre, e del bel documentario che lo riguarda, realizzato dal regista d’oltremanica Pritt Kalsi. Il produttore, beatmaker e sound engineer in questione è, come avrete intuito, il mai troppo compianto Paul C. McKasty.

Spoiler: La “C” in questione è da legare al cognome della leggenda del blues nonchè “fissa” di Paul, Ray Charles. Dunque, parliamo un pò di Paul Charles McKasty. Paul cresce a Rosedale, Queens, nel clima di fervore multiculturale tipico degli anni Settanta e Ottanta newyorkesi. Già grande appassionato di musica, chitarrista e in seguito bassista del Mandolindley Road Show, il nostro viene folgorato sulla via di Damasco dal suono della musica rap, intuisce le potenzialità celate dalle cadenze ripetute ossessivamente e le rivela attraverso quello che sarà poi conosciuto da tutti come il top delle drum machine-sampler, la E-mu SP-12, utilizzandola per primo tra i suoi coevi, ed insegnandone l’uso a molti insospettabili.

La base operativa di Paul è il leggendario 12-12 Studio, sempre nel Queens, ed il lavoro è tutto suo. Qui Paul produce, missa, inventa, dà spessore inusitato al suono, innova e setta nuovi standard. Le grancasse esplodono, i rullanti pestano fortissimo, il ragazzo ha il tocco magico quando si tratta di dare spessore al suono e far respirare la stratosfera al break. Tant’è, dalla sua collezione di dischi Paul tira fuori i funky breaks a quel tempo sconosciuti, che da lì in poi diventeranno i dischi di riferimento per tutta una generazione di hip-hop heads. Gli “aficionados” del 12-12 Studio furono, in ordine sparso, Eric B & Rakim, Grand Master Caz, Biz Markie, Stezo, Erick Sermon, The 45 King, Super Lover Cee & Casanova Rud, Queen Latifah, Ultramagnetic MCs, e tanti altri fra i protagonisti della musica rap di fine Ottanta. Pete Rock, DJ Premiere e Cut Chemist lo indicano come uno dei produttori che li ha maggiormente influenzati. Senza contare che l’inizio della carriera di gente come Rahzel, Dr. Butcher, Organized Konfusion, O.C., Jeru The Damaja e, più di tutti, Large Professor resta indelebilmente segnato dal passaggio sotto l’ala protettrice del giovane maestro Paul C.

Le premesse per il mito ci sono già tutte come vedete, ma, come se non bastasse, la genialità che gli viene riconosciuta, oltre quanto già descritto, consiste nell’avere individuato, ancora una volta per primo, la tecnica fondamentale per costruire sulla struttura ritmica un tappeto assassino: Paul è il primo ad effettuare il “chop“. Il chop consiste nel taglio a pezzi (per l’appunto, dall’inglese to chop) del campione musicale, per articolarlo diversamente rispetto al pattern originale nella successiva stesura sulle misure. Certo, oggi sembra facile ed assodato, ma a suo tempo era la scoperta del fuoco. E ci volle poco perchè divampasse l’incendio. Mikey D & The L.A. Posse fu il “suo” gruppo. Il loro album non uscì mai, e solo nel 2006 giunse al pubblico come perla nascosta della golden age. Se non conoscete Mikey D, vi basterà sapere che è stato recentemete accostato ad Eminem, quando quest’ultimo ha rilanciato l’idea di fronteggiarsi con i migliori battle-rhymers di sempre.

Paul era bianco come la carta, di origine irlandese, un altro esempio di “nigga” alla Rick Rubin, forse più creativo, sicuramente meno selvaggio. E comunque ritrovato morto in seguito a tre colpi di arma da fuoco nel suo appartamento nel Queens, il 17 Luglio del 1989, all’età di ventiquattro anni. Sentire Rakim che racconta di come ancora oggi di fronte ad un disco sigillato veda l’immagine di Paul, e di come sia entrato a contatto con lo stupore della scoperta di un break proprio osservando McKasty al lavoro (e se prima si parlava di fuoco adesso possiamo tranquillamente spostarci sull’acqua calda), spero vi invogli a guardare questo film. Ricco di storie e di aneddoti, e a suo modo impreziosito da tutti quei dettagli, radio, telefonate, tv, cellulari in sottofondo, che a primo impatto “sporcano” la ripresa, ma che a lungo andare quasi ci trasportano dentro la scena, insieme ai protagonisti intervistati, che ricordano come sia vissuta, scomparsa e dimenticata questa figura storica fondamentale.

Oltre molti dei già citati ricordo all’interno gli interventi di Lindley Farley (Mandolindley Road Show), Tecnotiq, Jim DeSantis, Rhythm (Phase&Rhythm), Baby Paul, Ray Ramone, CJ Moore, Breakbeat Lou e Bobbito Garcia.

Mettetevi comodi. Buona visione.

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