Il vintage del Natale 1976

Santa Klaus is Dead
Cedo, facilmente, a me stesso e uso il Natale appena passato come spunto del mio ritorno. La ricorrenza para religiosa che inesorabilmente ogni anno ci piomba a gamba tesa sugli stinchi, come un vecchio stopper del bel calcio di una volta, è la scusa perfetta. Il Natale è immutabile, col suo carico di ricordi, abitudini, certezze e sorprese sotto l’albero che non sorprendono nessuno sopra i 5 anni. Chiunque di noi ha almeno una foto di sé da bimbo, in posa sotto le decorazioni appese ad un albero di plastica (sì, ok, forse il vostro era vero), le guance gonfie e lo sguardo scintillante di chi ha ricevuto esattamente quello che voleva.

Mio padre era un fotografo amatoriale, anche se non bravo quanto lo fosse come disegnatore, ma, nonostante abbia passato la vita dentro una fabbrica ad avvitare bulloni, mi ha regalato molte immagini sulle quali commuovermi. Quelle foto con i colori slavati, la distorsione della lente da poche lire a farla da padrone e la vignettatura immancabile. Sorridevamo tutti in quelle foto. Cazzo che ricordi! Le mani di mio padre saranno sempre più grandi di tutto il mondo che potrò mai conoscere.

Adesso cominciano i dolori. Sapete chi altro ha quelle foto ricordo in un cassetto?
Le ha chi si occupa di marketing, quelli che decidono cosa ci piacerà e hanno dato un nome ha tutto questo: l’hanno chiamato vintage. La fotografia è sputtanata, parliamoci chiaro. Il digitale è una risorsa immensa e ha consentito ad una platea sempre maggiore di diventare protagonista invece che spettatore.
A me questo piace. Però…

Però non ci siamo forse dati facilmente in pasto a dinamiche che hanno reso un pò troppo semplice riprodurre un tipo d’immagine che ci riporti alla nostra infanzia? Mille filtri, ormai anche sui software più professionali, modificano le nostre foto per ridare quel mood. Macchine fotografiche tipo la Lomo vengono vendute a cifre assurde, ma di fatto nascono da un difetto di produzione. Plastica montata male diventa lo standard.
Per non parlare dei restyling dei migliori prodotti in commercio che hanno inevitabilmente almeno un modello che riproduce le vecchie livree. Io una cosa l’ho imparata con la fotografia, non bisogna mentire. Non bisogna farlo mai.

Alcuni effetti, che in realtà sono difetti, li uso anche io, ad esempio la vignettatura. Però se me la ritrovo in uno scatto la sfrutto e mi prendo quello che mi dà, cosa ben diversa dall’applicarla digitalmente per dare valore ad un’immagine che magari di per sé è vuota. Il digitale ha dato uno strumento a tutti ma forse non tutti hanno letto le istruzioni. Sì, vero, invecchio male, ma io mi sento un po’ preso in giro come fotografo, e se cominciassi a scattare ora vorrei avere a disposizione una macchina che mi sproni ad ottenere di più, e non che mi limiti ad una scelta che in realtà non ho fatto io.

Praticamente tutti i fotografi di cui abbiamo parlato fin’ora in questa rubrica hanno come punto in comune la curiosità, se ci auto convinciamo di essere bravi avendo premuto un paio di tasti sullo smartphone non scopriremo mai cosa c’è dietro l’angolo. Mi spiace ammettere che nonostante tutto il Natale si porti dietro una sua magia, come quelle vecchie foto, mi chiedo solo se questa voglia di rimanere radicati nel passato non sia un limite troppo grande…

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