The Blast Podcast #78 – Odeeno in Moods Lines

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Tutti dicono beat scene, ormai da un pò. E se sei dei nostri lo sai. E ascolti dei beats, da un pezzo, e nel mare magnum della musica strumentale elettronica attuale ne senti tanti tanti e di tanti te ne rimangono pochi pochi. Poi un giorno per caso conosci Vincenzo, e Vincenzo suona fresco, ingenuo e genuino, suona come Odeeno, e tu dici sì, ok, ma chi è ODEENO?
Un pò che ci pensavo, ho chiamato Vincenzo e gliel’ho chiesto per te. Era indaffarato a promuovere il suo ultimo beat tape, Eghtiness, scritto proprio così, ma ha trovato il tempo per me e per te, perché lui è dei nostri, e questo è…

Classico, inizio facile: pronto? Vai, presentazione!

Odeeno è un ragazzo che vive nella provincia nord di Napoli, precisamente ad Arzano, non so descrivermi bene, l’unica cosa che so veramente è che sono il classico ragazzo che si sfoga con i beats.

Come ti sei avvicinato alla musica?

Mi sono avvicinato ai beats nel 2008, conoscendo amici come OohGi’, Dario Bassolino, Skarraphone, persone che mi hanno fatto conoscere questa cultura in modo scherzoso, quasi come un figlioccio, ho iniziato a suonare con Reason e FL Studio, facevo provini, e la svolta è nata ascoltando Jaylib nel 2009. Da lì ho iniziato ad appronfondire un determinato tipo di sound e giustamente ad ampliare la mia conoscenza, ascoltando artisti come Knxwledge, Mndsgn, Prefuse73, Sixtoo, per dirtene un paio, e altre cose del genere. Da qui ho inziato a sviluppare una determinata conoscenza e ad avere “capate” che sono in continua crescita.

Come nascono le tue composizioni? Hai una produzione già consistente, seppure tu produca relativamente da poco tempo. Come fai ad essere così prolifico, da cosa scaturisce?

Nel mio modo di vedere, il beat nasce da una esigenza di espressione del mio stato emotivo, come sfogo che nasce dal primo pensiero della giornata all’ultimo. Ogni mio beat è una storia, e non so spiegare bene come nascano queste storie, ma sono sicuro che sono di getto, nate dal centro dello stomaco, e questa cosa del suonare di “getto” mi porta ad essere molto prolifico. Provo emozioni ogni giorno, belle o brutte che siano, e in quel momento preso dalla “Gioia” o dalla “Tristezza” la prima cosa è comporre.

C’è molta attenzione ad oggi sulla zona grigia tra hip hop strumentale e musica elettronica…cosa pensi della beat scene attuale, a livello nazionale e non?

Forse si è evoluta. Attualmente, penso che ci siano storie diverse con personaggi molto diversi tra loro, per me alcuni sono da prendere come esempio, tipo Biga, Gsq, Bonbooze, Irhu, Hlmnsra, Kappah, Emshi. Tutte persone fortissime a livello italiano, ognuno con un proprio stile (seguo tutte le loro uscite), stile che forse non potremo mai paragonare alla scena d’oltreoceano, per la differenza di sound che ci divide in base alla radice del paese natio. Loro sono nati con un tipo di groove noi no. La scena dell’altra parte del mondo non so come posso immaginarla ma dai tape che sento sono assurdi e fanno paura, si vede che hanno una conoscenza oltre l’immaginabile. Tra i miei preferiti ci sono molti nomi tipo Knxwledge, Mndsgn, Madlib, Elaquent, Flying Lotus, Taylor McFerrin, Dibia$e, Devonwho, Samiyam, potrei citare milioni di nomi.

Provocazione: non senti spesso molta roba molto simile?

Di base si fa, si produce. Ognuno ha i suoi suoni, una propria esperienza. E forse nessuno sa veramente cosa sta facendo. Tu mi dicevi per esempio dell’ossessione per il sequenziare le ritmiche usando il terzinato (… E’ la moda del momento, come quando Miles parlava del fatto che tutti dicessero swing ma nessuno lo avesse…adesso ci sono anche softwares che eseguono certi movimenti per te, a livello compositivo. Nessuno si pone la domanda essenziale: io chi sono? Chi mettere al centro del proprio io? Sono arrivato a questa consapevolezza dell’essere dopo anni, e ne ho solo 23, e tantissimo ancora da imparare. Ma io già so che al centro di me stesso ci sono solo io.

Cosa hai preparato per noi?

Una selezione abbastanza soft, il mood che più preferisco è proprio quel soul vecchio, in chiave molto più elettronica, un insieme di vecchio e nuovo visto da una serie di beatmaker d’Oltreoceano. Un mood da DIVANO, così lo chiamo io. La mia idea di musica è quella del divano con una luce, in aria, specialmente di notte, col cielo stellato, senza luci artificiali che ingannano la vista umana. Chiamiamolo Moods Lines.

Altro da aggiungere?

Solo che senza soul e senza funk, non si va avanti.

Buon ascolto, e buon divano.

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