Stromberg Picks: Tutta la verità su Jay-Z, Solange e Beyoncé

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Tempi in cui il radar è sempre acceso, lo scandaglio funziona gran bene, gli occhi e le orecchie sono apertissimi, eppure si fa una certa fatica a tirare su qualcosa di buono, in senso ampio e lato. E sei hai cliccato incuriosito dal titolo, è perché sai chi è Stromberg. Oppure sei in ambasce, stai male, o ancora sei capitato qui per caso. O tutte e tre insieme. E si, è vero, Stromberg è un pò stronzo, puoi dirlo. Ma se non lo sai, lui pesca per te nel mare magnum dell’urban moderno perché naviga in acqua alta. E la verità è che se Solange ha dato un destro a Jay mentre Beyoncé guardava, al tuo Host non gliene può di meno. Sai già che lo fa col massimo della serietà e cura. E poi e poi e poi. Ti consiglia la musica bella, e ti dice quello che gli altri non ti dicono, forse perché non lo sanno. Ma leggi e ascolta, dai, che male non ti fa.

MEYHEM LAUREN & BUCKWILDQ.U. Cartilage
Un duo inatteso quanto curioso, a prima vista. Il vecchio leone del Bronx e la non più tanto giovane promessa del Queens. Per l’occasione accompagnati da RetcH e Troy Ave. Quando beccai Tommy Mas lo scorso anno a Milano glielo dissi apertamente: produci Meyhem, non perdere tempo. Era appena uscito Mandatory Brunch Meetings, che anche se non era interessante quanto Respect the Fly Shit, faceva intravedere delle gran belle cose. Tommy non l’ho più sentito, non so che fine abbia fatto, probabilmente è in giro per il mondo con Action che schiaffeggia i fans che gli invadono il palco, o nella bodega di famiglia a tagliare diamanti e commentare le partite dei Knicks. Silk Pyramids invece è la collabo ufficiale di Meyhem e Buck, ed esce tra una decina di giorni. Siete curiosi, almeno un pò? Dovreste, secondo me. I presupposti per un non-progressive banger ci sono tutti.

HUS KINGPINCognac Spaceship Mixtape
In questi tempi di ipervelocità e ultraconnessione, le tecniche di promozione di marca sono giunte ad assunti esattamente opposti rispetto a qualche tempo fa. Riprendendo quello che il mio amico Fungo scriveva sul suo blog circa la sovraesposizione mediatica di artisti come Jay-Z e Beyoncé, once again, e riflettendo più ampiamente sul fatto che “principles of maintaining a cool brand has always been limiting exposure: the less accessible the brand is, the more exclusive it is (…)“, possiamo dire che le celebrità e gli aspiranti tali ormai siano “(…) a different story. It doesn’t matter how good he is – no one gets excited about a Samuel L Jackson movie“. Sembra infatti che la presenza costante, ed a volte anche eccessiva, sia vissuta dalla bulimica audience come pienezza di realizzazione, mentre l’assenza o comunque una certa elusività non diano più quel valore aggiunto di cui sopra. Sicuramente Hus Kingpin la pensa così. E rilascia in rete l’ennesimo mixtape con pezzi più o meno nuovi o remissati prima del debutto ufficiale, Sade, che ormai sembra uscirà a giugno, o forse dopo l’estate, chissà. Tutto questo serve senz’altro a fare della sua roba una merce non troppo rara, ma sicuramente utile a cementare la legacy di Hempstead e a far salire il buzz, oltre gli addetti ai lavori, se è vero che da qualche tempo a questa parte anche in America qualcuno sta spingendo la sua roba. Da NYC a Tokyo back to NYC via sb. Cognac Spaceship è un ottimo compendio per sintetizzare le doti del nostro. Fatevi un goccio in assenza di gravità.

CHRIS CRACK AND TREETreeswag Mixtape
In barba ad L.A. e soprattutto a Tyler, The Creator (shout out Gasface e mr. Cortex) Chicago è indubitabilmente il posto più figo in cui sbirciare ultimamente in cerca d’ossigeno, è risaputo. Dai ranghi del già strettocitato New Deal Crew giunge a noi la nuova fatica – per così dire, vista la naturalezza che i due sfoggiano – di Chris Crack e Tree, fresco di ulteriori release dagli archvivi. Qui, senza troppi panegirici, la mossa è degna di nota per la freschezza del sound proposto, e per la oggettiva carica comunicativa della ricerca postmoderna in chiave soul che Tree effettua fondendo elementi straclassici ad altri assolutamente acidi e futuribili. Ascoltate, e mi direte.

IMAN OMARIHigh Loops
Se però da Chicago ti sposti ad Ovest senza passare da Sud, è inevitabile piombare ad L.A., ma, ancora una volta in barba a Tyler, senza passare però da casa sua. Il tipo qui, Iman Omari, come già i più avveduti sapranno, se da una parte può far pensare d’essere solo l’ennesimo scoppiato esponente della vituperata o presunta o attuale beat scene post-dilliana, dall’altra parte ha una gran voce quando si tratta di cantare, ed ha un raro gusto per i flips e gli edits, il misto giusto di sostanza ed immagine e riesce a toccare corde come pochi suoi colleghi riescono a fare. Nel marasma di beatmakers invasati coi nomi impronunciabili, senza vocali, o peggio ancora, lui rimane sicuramente una spanna o due sopra la relativa concorrenza. Dategli un ascolto, e non ditemi che.

APOLLO BROWN – Thirty Eight
Ah, già, Detroit…come dimenticarmene…Sempre ben lontano dall’epicentro del gossip, il nuovo album strumentale di Apollo Brown ha dei tratti commoventi, nel suo essere assolutamente atemporale e non-progressive, farcito all’inverosimile di fruscii e scariche elettrostatiche da solchi strafucilati, che riprendono vita e ne danno nuova. Nelle parole stesse dell’artista il suono è “like Detroit transitioning from Heroin to Crack in the late 70s and early 80s.” Inutile dire che dopo l’antipasto dello scorso Picks, non potevo non compiere lo sforzo di darvi i miei due cents su un album a cui in partenza non avrei dato adito, nell’ordine di manco una lira al di là della curiosità skippante da traccia a traccia. E invece sorpresone. Addirittura l’ho comperato. E i pizzotti della MMG lo producono anche in vinile 180 grammi con annesso quarantacinque giri con due bonus track featuring Roc Marciano, a quanto sembra, quindi l’ho già preordinato, ricomprandolo. Accompagnamento ideale per tutto quello che di nefando vogliate fare dopo una certa ora: soul, jazz e funk oscuro a chilotroni, loops ed ossessioni con la classe d’altri tempi e senza tempo, per un beat tape che in un certo senso è una colonna sonora aperta, di cui scrivere il film. Ed anche se non siete Ray Chandler, mandate le vostre trame alla mia attenzione.

Ciao Solange, bacioni.

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