Stromberg Picks: Cinque emcees che tirano il sangue dalle pietre

sangue-dalle-pietre
Lunedì mattina. Traffico, metro, ufficio, computers, sole. Nuvole, grigio, umido, caldo, fresco, Milano, Parigi, Londra, perturbazioni. Ventilato, moderatamente primavera, bilanci, riunioni, rotture. Oppure nullafacenza forzata. O cantiere, magazzino, dottore, strada, no il parrucchiere no perché è chiuso, la manicure era venerdì o sabato, come il weekend, e oggi è già lunedì. Ah, aspetta. Gli Stromberg Picks. Sciala.

Justo
Forse qualcuno si ricorderà di lui, forse no. Mi sembrava infatti di avervene già detto, a suo tempo. Ed infatti, dopo una rapida ricerca in archivio ho avuto la conferma di avervi già parlato del prodigio di Brooklyn ormai qualche anno fa. A parte l’egotrip ed il pistolotto, l’ennesima conferma che per la magia basta essere maghi, come dire. Ma a volte anche no, basta il break giusto e la lingua sciolta. Oppure sì, devi essere mago ma senza fare il Silvan di turno. Justo è Brooklyn, nel modo e nello stile, nel piegare le parole al suo volere e nel consegnartele arrotolate in modo particolare. Il Fly Seoul Mixtape è in free download da Soundcloud, qui. Serve altro?

Starvin B
No, non fermatevi al primo impatto. Sì, è anche bravo Spit Gemz, d’accordo, ma il suo tipo di rapping su di me ha quell’effetto che comunemente in alcune regioni d’Italia si dice “asciugo”. Mi secca, un pò più a Sud diremmo. Una volta passato il primo minuto e qualcosa del video qui di seguito come preferite (io l’ho passato ponderando quanto mio nonno avrebbe fatto brutto col suo inseparabile coltello nel cappello, andando in giro ai tempi suoi, o a caccia con gli amici, e quanto avremmo riso seriamente del fatto) il meglio può iniziate. Arrivate fino a Starvin B, e poi tornate indietro. No, dopo Spit, non tutto indietro. Ecco, e risoffermatevi su Tragedy Khadafi e solo dopo rifatevi Starvin. Questo è l’apogeo del tirare fuori il sangue dalle pietre, per quanto mi riguarda. Un beat dritto e diretto, che non è che non fa ostaggi, è che non prende proprio passeggeri, astenersi autostoppisti, è come Clyde Stubblefield quando spezza la batteria e James rantola qualcosa, inconsapevolmente dando materiale ad Eddie Murphy per farmi ridere ancora oggi. Questo è il sangue dalle pietre. Amen, brothers.

AG
Sì, sentimentale, banale, quello che vi pare, il pezzo in sé porta un concetto trito e ritrito, va bene, però…calma. Andre the Giant è sempre lui. Dal 1989 ad oggi, non due giorni o due settimane. Con l’eccezione di qualche giro a vuoto ed uscita meno fortunata, per quanto riguarda la consistenza e la continuità, il Gigante del Bronx non ha mai pettinato una bambola in vita sua. Se non lo conoscete googlatelo, ed il problema non si pone. Questo non è solo sangue dalle pietre, questo è bloodsport. E ve lo dice lui stesso, in una tra le interviste sicuramente più belle ed hip hop – in senso stretto, alto, ampio ed assoluto – che io abbia mai letto, a cura di Robbie di Unkut Dot Com.

Rustee Juxx
Senti una strofa di Rustee Juxx, le hai sentite tutte. Vero. Senti un pezzo, ne senti due, sono tutti uguali. Possibile. Rock invece è sempre al top. Sì, va bene, okay. Eh, però i Boot Camp…mmmmh… Ma ti ricordi anche i loro cugini di Chattanooga, quelli che tornavano a Brooklyn per le vacanze e facevano i dischi con Walt? E la zia? Dai, la zia che… Sì, sì e sì. Ricordo tutto. E ricordo sopra tutto il pezzo che mi fece conoscere il buon Rustee: quello è la cosa che fa sì che ancora oggi, ogni tanto, a piccole dosi, con il senso della misura, il beat giusto e una sana dose di tutta la pace del mondo a portata di mano, io possa ascoltare le pietre sanguinare, guardando anche un video che in altre condizioni non guarderei mai. Tampone. Pause. Ora.

Uomodisu
E’ un pò che non seguo lo sviluppo ed i destini del prossimo progetto di Uomodisumano, potrebbe anche già essere uscito e io non lo so…E ieri mi sono imbattutto in questo suo video, anzi in un altro, però poi ho scelto questo. E’ il caso di dirlo, nessuno come lui a Napoli, e non solo lì. Che vi piaccia o meno, amici, il guappo da battere in quanto a stile è lui. Ovvero, come dire assolutamente nulla ma dirlo benissimo, con uno stile coinvolgente ed un carisma naturale. Nelle parole del Sol Brother, se sei stiloso, hai personalità, sei originale, sei materiale da strettoblaster. Se non sei originale, e non c’hai stile, puoi essere anche bravo, ma non sei materiale per noi. M.E.R.D.A. per tutti voi.

Menzione d’Onore: Cam’ron
Stai fermo lì, fammi finire. Non sono mai stato nei ranghi dipsettiani. Tolti quei due o tre pezzi che mi hanno sempre fatto sorridere e canticchiare, non conosco assolutamente nulla della roba di Cam’ron, se non quella che i più ignorano, e che si chiamava Children of the Corn, il pezzo forte era American Cream Team, googla e sciala, se vuoi. Ora, visto che la menzione in questione è responsabilità strettamente solinasiana, sappiate che questo è il ritorno dell’incompetenza. Dello stile glossy, pacchiano, molto al di sopra della sostanza. Un tizio in accappatoio e cuffia rosa dai tempi di Hey Ma torna dal nulla e rappa senza freni, come se non ci fosse un domani, accompagnato da un minuscolo e gracile deejay canadese (no homo, Trak!) che fa le facce brutte, annunciando l’album con una copertina venata di rosa, ovviamente, ed un video superhipster coi filtri da Instagram. Questa roba è troppo pacchiana per passare impunita, e non far sanguinare i sampietrini. Loro sono stati, secondo Sol, i primi a rappare male, a dare spazio a Swizz Beatz e alle sue ignobili tastierine, hanno ucciso il boom bap come Max Pezzali l’Uomo Ragno, contribuendo al motivo per cui NYC non è più la Mecca: la roboanza gratuita qui regalata però è clamorosa. Assolutamente nulla, detto benissimo.

We get in the room, we fill it.
Pause.

Share Button