Soulpersona porta più che un Momentum di funk


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SoulPersona brigs a Momentum of funk
In lieve ritardo riguardo l’uscita del suo ultimo progetto, Soulpersona giunge a me (e di conseguenza a voi) per un momento di adeguato audiogaudio di pregio, raffinatezza sul velluto a costina stretta e camicia col collo a punta che farebbe più di una punta d’invidia anche al (mai troppo) compianto Sandro Ciotti (shout out Big Druh, e parte d’ufficio un “Sandro Ciotti, rock rock on!”, in my best Diamond D voice…, ndr). Ma se siete giù con strettoblaster, sapete che non è questione di presto o tardi, ma di buono o non buono, e se non trovate su queste pagine quello che pensereste di trovare, dovete solo segnalarcelo, oppure porvi delle domande, seriamente. Ma questi sono altri discorsi, non divaghiamo…

Produttore, remixer e musicista di base a Londra, fondatore della label Digisoul, SoulPersona tratta il funk ed il groove, più in generale, con i guanti gialli. Per i più attenti non è un nome nuovo, in qualche modo e da qualche parte, sia grazie al suo seminale SoulCoaster che soprattutto a The Lapdancer, un concept album che vede la stella di Princess Freesia brillare di propria luce sotto lo pseudonimo Avalon Lexus. E non solo per questo.

Direttamente dalla scuola della soul singer Jocelyn Brown (che ha dato per prima a Soulpersona la possibilità di esprimersi) il signore è arrivato a collaborare, tra gli altri, con RAMP (Roy Ayers Music Production – sì, quelli lì) ed Oliver Cheatham, senza contare i remixes realizzati per la stessa Jocelyn Brown, o ancora Jody Watley, Yoyo Honey, Deborah Bond, Light Of The World e via dicendo. E, per completare il quadro, si può aggiungere che SoulP è stato anche collaboratore e direttore musicale per Leon Ware e Jean Carne. Può bastare, come intro?

Se avete chiare le coordinate, potete tranquillamente imbarcarvi nell’ascolto di Momentum, un breve ed intenso viaggio nel soul e nel boogie funk declinati con garbo e mestiere insieme, un disco che s’ascolta d’un fiato e che, alla fine, ti lascia con la voglia di averne ancora, e parte subito in repeat. Nessuna rivoluzione copernicana all’orizzonte, sia chiaro, ma la pulizia e la forza di un disco suonato (bene) ed arrangiato con gusto d’antan e sensibilità moderna, un canovaccio su cui ben si innestano gli strumenti live, le voci ed i campionamenti. Tra slow jams e mid-tempo, ballate e raffinatezza, inutile pontificare. Divertitevi a contare influenze e contaminazioni, se vi garba, e se vi resta del tempo magari ascoltate anche un pò di buona musica. Se vi dovesse a tutti costi servire un recinto o un’etichetta, potete chiamarlo urban contemporary, modern soul, post-boogie, come meglio vi garba. Il nostro pollice è su.

Lo trovate in digitale e digipack cd, oltre che in versione totalmente strumentale, uscita un paio di giorni fa.
Dateci un ascolto e potrebbe non deludervi affatto. Sandro Ciotti è giù con voi.

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