Sheek Louch è Silverback Gorilla 2: il disco della maturità?

Sheek Louch in Silverbzck Gorilla 2Se si pensa ai The Lox probabilmente sono almeno tre le cose che all’istante saltano in mente.
Al primo posto troviamo la risata caratteristica di Jadakiss, un HA-HAA che riesce già da solo a caricare i suoi ascoltatori. Medaglia d’argento all’onnipresenza di Styles P come featuring in qualsiasi progetto americano. Infine, ultima ma non ultima, l’incapacità di tutti e tre gli emcees di Yonkers, NYC, nello scegliere buoni beats per i propri progetti.

Questa è una costante che li accompagna praticamente da sempre, e, prima con l’album di Styles “A Wise Guy and a Wise Guy“, poi con “Top 5 Dead Or Alive” di Jadakiss, sembrava che anche l’appena concluso 2015 avrebbe seguito il solito trend. A risollevare l’anno dei Lox ci ha fortunatamente pensato Sheek Louch col suo Silverback Gorilla 2, affidandosi per le produzioni in parte a producer d’esperienza come Shrooms e Black Saun, in parte a nuovi talenti come Jimmy Dukes o Dayzel The Machine.

Dal lato del rap, il marchio di fabbrica restano le punchline d’effetto, che, unite alla grandissima capacità interpretativa di Sheek, riescono a mostrare la sua più unica che rara qualità: non stancare mai, nonostante uno stile simile in tutte le canzoni dell’album.

Il taglio personale dato ai testi si nota già dalla prima traccia, Bunndy, dove si narra dell’ingresso in gioventù nel mondo dell’hustling, e di come la musica abbia poi salvato la vita al nostro, dandogli nuove motivazioni ed aspirazioni. A riassumere le tematiche affrontate nell’album, basta il titolo di una delle tracce più d’effetto, Trap Stories. La particolarità di queste “stories”, a base di vita di strada e spaccio, viene dall’introspezione e dalla rappresentazione del rovescio della medaglia di una simile routine. Un continuo susseguirsi di situazioni disperate, che porta poi ad apprezzare le tracce più frivole, come i racconti di party ed eccessi vari, frutto del successo come rapper. Per tutto il disco sono rappresentati alternativamente scenari street life e autocelebrazione, una vita di lussi ed eccessi.

Ad aiutare l’mc troviamo oltre una decina featuring, tutti artisti dal nome importante, ed in gran forma per l’occasione. Tra le prestazioni più rilevanti, Joell Ortiz, che in Hood Politics spicca, nonostante la concorrenza agguerrita di Billy Danze e Trae The Truth. Raheem DeVaughn regala una interpretazione magistrale in I‘m Working, canzone che come unico difetto ha l’essere troppo corta, e Pusha T che si dimostra l’abbinamento perfetto per Sheek.
È necessariamente da segnalare anche la prestazione di Ghostface Killah, stilisticamente sempre tra i migliori in circolazione.

Tra le collaborazioni, le uniche note negative sono la presenza di Dyce Payne in Obamacare, completamente fuori luogo, a rovinare la traccia più personale dell’album, e le due tracce coi soci Styles P e Jadakiss. Sebbene dal lato lirico siano due tracce di ottimo livello, il marchio della D-Block nella scelta dei beats torna a farsi sentire, e troviamo le uniche due note veramente negative dal lato delle produzioni. Sarà un caso?

Sicuramente, quello che abbiamo davanti è un disco maturo e completo. La speranza è che dal 2016 ‘till infinity i membri dei Lox riescano, come in questo caso, a valorizzare il loro rap sempre di livello su basi alla loro altezza. Forever and ever.

(Stefano Gaiera)

Share Button