Questione Di Stile: Del Catenone

Gold chains in hip hop culture


QUESTIONE DI STILE: Tutti i disastri fashion che hanno fatto la storia dell’hip hop.

Ogni settimana, strettoblaster va a indagare nel magico mondo degli errori della moda hip hop: quei disastri che, inspiegabilmente (o forse no) sono diventati parte integrante della musica urbana, lanciando discutibili stili che hanno però lasciato il segno. Per questo compito è ovviamente richiesto qualcuno con uno stomaco di ferro e, forte del mio amore per il trash più estremo, quell’uomo sono io. Buona lettura.


Il catenone è un caposaldo, (insieme al cappellino) forse il più riconoscibile accessorio d’abbigliamento di sempre della comunità hip hop. Ha fatto la propria apparizione ufficiale intorno al 1983, quando i rapper, sull’onda di una musica più minimale e hardcore rispetto al “party rap” delle origini, hanno abbandonato l’estetica gang/spaziale di performer come i Furious Five, Afrika Baambataa e Grandmaster Caz e hanno iniziato a ispirarsi al vestiario degli hustler del quartiere.

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Da allora, il catenone d’oro non è mai passato di moda, resistendo persino all’ondata dei tanti che, nel periodo fra il 1989 e il 1991 circa, cercarono di metterlo da parte indossando i medaglioni di pelle conscious con l’immagine dell’Africa.
Portare la catena, nel rap, è uno stile di vita: è il modo in cui la si indossa a definire il possessore e quindi non deve stupire che, nel corso degli anni, si siano sviluppate modalità diverse di indossarla (il cosiddetto “rocking the chain”). Questo primer, debitamente illustrato, serve a chi voglia approfondirne la scienza.
Iniziamo con la catena “old school”: questa è la moda originale, quella che ha avuto come alfieri gli assi della vecchia scuola, dai Run DMC (probabilmente i primi a popolarizzare la catena a livello mainstream) a Big Daddy Kane e Rakim.

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Nello specifico, si tratta della “dookie chain”, la catena attorcigliata e “vuota” tanto cara a Too $hort e Biz Markie, fra gli altri. La peculiarità di questo stile è la versatilità: la si può portare indifferentemente tanto con la classica tuta in acetato, gli occhiali Cazal e il Kangol (in stile L.L. Cool J/Steady B, per capirci) quanto con un abito gessato con o senza la pelliccia (in stile BDK/Slick Rick, per esempio).

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La naturale evoluzione della catena “old school” è quella dei cosiddetti “cuban links” (catena con gli anelli piatti) che, oltre ad aver dato il nome a uno degli album hip hop più classici e influenti della storia, mantiene le prerogative di versatilità old school. In questo senso, lo stile ha ancora oggi declinazioni varie: per esempio il minimal trap-chic di Young Jeezy, uno dei più ossessionati dalle catene.

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Ma i cuban links si prestano anche allo stile più sbruffone, quando sia il caso. Come quella volta in cui Jay-Z, in un impeto di tamarrìa totale, si fece vedere in giro così.

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In contrasto a questo approccio abbastanza magniloquente, nel corso degli anni alcuni rapper hanno scelto il basso profilo (relativamente, ovvio), portando alla ribalta quella che per comodità chiameremo la catena “leggera”. Fra i maggiori sostenitori di questo stile, ricordiamo il compianto Pimp C.

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Ma non solo: troviamo anche molti rapper della nuova generazione che, nonostante alcuni limiti in fatto di gusto in generale, almeno per quanto riguarda le catene sono abbastanza “on point”. Se nel caso di Drake, Kendrick Lamar e Big Sean, ben attenti a essere fashion, la cosa ci sta, il fenomeno è già più interessante quando riguarda gli altrimenti “barocchi” Whiz Khalifa, Future o Gunplay, per dire.

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Inizialmente sottovalutata, la catena leggera, molto più sottile di quella classica, ha guadagnato sempre maggiore spazio nel corso degli anni, spesso semplicemente come accessorio stiloso in sé, ma anche e soprattutto in concomitanza con medaglioni di dimensioni oversize.
E qui arriviamo alla catena “esagerata”, che qualche anno fa, sulla scorta degli eccessi dei rapper sudisti, ha fatto il botto, a cavallo fra la fine del periodo d’oro dei grillz e l’avvento dell’era dei calzoni stretti.

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Come non ricordare le iconiche catene di Rick Ross, T-Pain e Gucci Mane?

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Una sottocategoria è quella pacchiano-nerd, che ha esempi egregi di esagerazione, ma purtroppo include anche troppi signor nessuno in cerca di notorietà, che non meritano d’altronde di essere nominati (farò solo due nomi, gli inutili Yung Berg e Tyga).

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Nel caso della catena esagerata, è il medaglione a determinare l’effetto, che non è sicuramente mirato alla sottigliezza, come confermano i fuoriclasse dello stile “heavy” di New York, Slick Rick e Ghostface.

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Oltre ai medaglioni grezzi di per sé, la catena leggera può accompagnarsi ai medaglioni che chiameremo “d’appartenenza”. In questo senso, le catene “ufficiali” delle crew rappresentano alcuni degli esempi di gioielleria più iconici mai visti. Per citare solo i più famosi, ricordiamo il medaglione della defunta Rocafella di Jay-Z, il classico Death Row di Dr. Dre e Suge Knight, quello della Maybach Music Group di Rick Ross e quelli immarcescibili di No Limit e Cash Money.

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Tutti questi hanno lasciato un segno indelebile (e se non li avete mai visti avete vissuto nelle caverne, negli ultimi 15 anni), ma nessuno è paragonabile alla stupefacente catena con medaglione “spinner” della G Unit, quello che ruotava in tutti i video di 50 Cent e compagni, per capirci…

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Ovviamente, il medaglione , oltre a evidenziare megalomania/spending power o appartenenza a un “gruppo di potere”, può essere usato anche per un “political statement” in senso lato, e questo è il regno della catena “religiosa”. Nel corso degli anni, abbiamo visto catene che evidenziavano posizioni importanti, come quelle “neo-egizie” di Nas o Kanye West o quelle di derivazione “5 percenter” di RZA. In questa categoria, però, nulla, può paragonarsi al cosiddetto “Jesus piece”, ovvero il testone di Gesù (quasi sempre in oro massiccio) che tanti rapper hanno fatto vedere in foto, dallo stesso Kanye all’MVP Ghostface (“Yeah nigga, yeah I had my, I had my Jesus piece since ‘94”).

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La catena religiosa normalmente è meno grezza di altre (a meno che non sia di dimensioni imbarazzanti), ma anche qui ci sono le eccezioni: il campione Cappadonna si è da poco fatto vedere con una catena con medaglione in oro e platino raffigurante l’Ultima Cena.

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Ne siamo sicuri, questo pezzo rappresenterà, da qui in avanti, la pietra di paragone per chiunque, nel futuro prossimo, voglia esagerare…

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