Production Specs: Vinch

VINCH_Production Specs_strettoblasterLa persona di cui vado a parlare non è esattamente un produttore e beatmaker alle prime armi. La prima volta che ascoltai qualcosa di suo risale all’inizio degli anni Novanta, durante l’era delle posse. Il gruppo musicale che contribuiva a mettere sulla mappa dell’hip hop nazionale la città di Napoli, parallelamente ai 99 Posse, gli AMNK e Speaker Cenzou, erano i Possessione, trio di cui Vincenzo, così si chiama il nostro ospite, faceva parte, producendo e rappando. Andando avanti, affinando le sue skills di produttore, formava e lanciava la supercrew nota col nome di 13 Bastardi, e creava la sua etichetta, la Jet Pilder. Dopo l’esperienza 13 Bastardi, continuando a lavorare con la sua label, semina produzioni di spessore in giro per lo stivale, e fa conoscere al pubblico italiano la rapper Alea. Oggi sostituisco il Sol Brother, e per l’occasione lancio la versione italiana di Production Specs, portandovi nello studio di Mr. Jet Pilder, anche noto come Vinch.

Primo beat venduto/piazzato: Il beat di Qui per Speaker Cenzou sull’album Malastrada del 1999, uscito per la Bmg che lo scelse come singolo.

Quanto ti ci è voluto per produrre qualcosa di cui fossi fiero: Una cosa di cui sono fiero è il gusto delle mie produzioni da cui forse scaturisce anche quella certa riconoscibilità che intravedono alcune persone che apprezzano il mio stile. Oggi ripensando ai lavori che ho pubblicato mi sento di poter affermare che fin da Troppo…ep (13 Bastardi, 1998) ho dimostrato di avere gusto.

Trovo diverse pecche dal punto di vista tecnico, ma la scelta dei samples mi pare ancora saporita. Sarà forse perché cerco di tenermi slegato da qualsiasi moda musicale. Non faccio divisioni tra musica vecchia e musica nuova. Mi interessa solo la musica bella, espressiva e potente. Il discorso sul vecchio e il nuovo appartiene al mercato della musica, non esattamente alla musica.

La novità in ambito musicale mi sembra che consiste soprattutto nello spirito con cui si fa musica, nell’intenzione. La musica, nel senso stretto, sembra essere rimasta inalterata dai tempi del Blues che sappiamo essere stata la più grande rivoluzione in fatto di alterazioni sul pentagramma. Mi spiego meglio: cambiano le epoche, le strumentazioni e la tecnologia sembra stupire sempre più con effetti speciali, ma la musica moderna non può prescindere dal Blues e direi anche dalla lezione del cosiddetto “the One” di James Brown, quintessenza del Funk senza cui l’Hip-Hop non sarebbe mai esistito.

In materia di suoni, ad esempio, può succedere di trovare suoni nuovissimi e avanguardistici in un disco dei primi anni Settanta.

Nel corso degli anni ho affinato una serie di competenze con una dedizione assidua e spesso anche slegata da un preciso progetto musicale da pubblicare. In altre parole non mi sento un beat maker in carriera. Ciò nonostante sono sull’impervio sentiero del beat-making e continuo il mio percorso, restando attivo anche senza pubblicare da molto tempo. La mia è una passione che nasce nei primi anni Novanta e in qualche modo si lega ad una sorta di ricerca spirituale.

Il tuo set-up preferito per la produzione: Il mio set up attuale è: Mpc 60 (o.s. v.3.10e), S-950, un synth, carta, penna e calcolatrice. Tutto di gran moda, come vedi. E inoltre non uso software, quindi non uso fare musica con lo sguardo rivolto allo schermo del computer. Non sono un amante della visualizzazione della forma d’onda, sono solito analizzare facendo riferimento ai valori numerici di lunghezza del suono. La rappresentazione grafica del suono mi sembra anche pesantemente condizionante dal punto di vista psico-acustico. I numeri sono numeri e non mentono. Studio il beat-making da autodidatta con un approccio scientifico o almeno mi sforzo di farlo.

Sono beat-maker perché prima sono dj. La materia del dj-ing sappiamo che è vastissima e in continua evoluzione. Io la parte che studio con più trasporto e che mi viene meglio è quella del dj-mix. Un giusto accostamento di due bei dischi è per me appagante dal punto di vista spirituale. Il beatmaking inteso nella maniera che parte da Marley Marl e passa per Dj Premier, Dr. Dre, Pete Rock, Rza, è una materia strettamente legata al dj-ing. Per ottenere il suono dell’Hip-Hop si parte dai dischi e dal dj, una ovvietà che mi sembra il caso di ribadire di questi tempi.

I campionamenti che uso li prendo sempre dai dischi in vinile. Non uso file o mp3 perché non mi piace come suonano. Ho la sensazione che nei supporti digitali manchino una serie di frequenze che parlano al corpo e all’anima dell’ascoltatore che invece abbondano nel disco in vinile.

La macchina che per me è stata una svolta è l’Mpc 60. Prima avevo il 2000, ma il suono e la facilità d’uso del 60 sono di un altro livello. Roger Linn nel 1987 con l’Mpc 60 ha introdotto un modello di sequencer (con il famoso swing) che resta ancora imbattuto. Difficile da credere ma è così. I sequencer dei software migliori, al giorno d’oggi, ancora non possono competere per capacità di sezionare l’attimo e di dargli quella impercettibile svisatura tipica del groove. Poi in fatto di bellezza non si batte proprio.

In versione balneare senza i macchinari di cui sopra mi basta anche un i-phone o i-pad con cui comporre su Maschine-Native Instruments per esempio. La scorsa estate avrò fatto una buona dozzina di beats in campeggio con le cuffie, di cui alcuni molto convincenti.

Il miglior “digging advice” che tu abbia mai ricevuto: I migliori consigli in assoluto li ho ricevuti da Domasan, membro dei 13 Bastardi e quindi ce li ho avuti per fortuna in casa fin dal 1997. Per essere precisi Domasan è il “master of records” – per usare un’espressione coniata ai tempi per Afrika Bambaataa – assieme a cui nascono gli spunti per buona parte della mia produzione. Condividiamo il gusto per certe atmosfere, per certi breaks prima ancora dell’amore e il rispetto della musica. Ci vediamo abitualmente per ascoltare i suoi dischi e prendere spunti. La sua discografia non conosce latitudini. Intendo dire non si ferma all’universo funk-jazz-soul americano. Spesso mentre ascoltiamo restiamo colpiti dagli stessi elementi.

Il produttore, negli ultimi 3 mesi, che ti ha fatto dire: “Oh, merda, devo tornare sulle macchine!”: Negli ultimi 3 mesi…nessuno. Se vuoi sapere quelli che mi hanno fatto venire la voglia di dedicarmi alle produzioni in tempi remoti rispondo James Brown, Jam Master Jay, Rick Rubin, Dj Premier e in Italia Ice One.

Il peggior errore di produzione che tu abbia mai commesso: Esagerare nel numero di campioni usati.

Una dritta essenziale per il missaggio: Non pretendere troppo dal missaggio ovvero arrivarci con una pre-produzione che suona già bene in L/R.

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