Production Specs: Railster

Railster x strettoblaster x Michela NaleAndrea Uliana, probabilmente noto ai più come Railster, è un produttore piuttosto defilato dal resto della scena musicale nostrana, e in un certo senso lo è sempre stato. Sia per provenienza geografica, il Friuli, che per residenza attuale, Londra, il suo profilo rimane in una zona sfumata dai limiti molto labili. Forse anche per il fatto che, se lo trovate seduto in un caffé hip in modalità chiacchierata amichevole del sabato pomeriggio, riconosca ed apprezzi con uguale facilità e verve tanto Notorious B.I.G. quanto Juan Atkins.

Forse non ne avete sentito mai parlare, forse sì, forse sapete che è lui il fondatore ed ideatore del progetto BEAT.IT, sapete che da poco è uscito con un lavoro per Lucky Beard (l’etichetta musicale diretta da Crookers, presente?) e che il suo perimetro d’azione ha radici salde nella cultura hip hop ma non conosce confini, ibridandosi con le mille derive elettroniche moderne e non. Circostanza perfetta per portarvi il suo sguardo sul mondo della produzione, e farci due chiacchiere.

Primo beat venduto/piazzato?
Il primo beat piazzato è un po’ come il primo bacio: sai più o meno quello che stai facendo, ma non è che lo prendi come riferimento nel futuro…:-)
Ho provato a vendere qualche beat ai tempi di Myspace, ma mi ricordo che non ho mai avuto un grande feedback, forse facevo delle cose un po’ troppo particolari.

Quanto ti ci è voluto per produrre qualcosa di cui fossi fiero?
Tanto tempo. Ho speso almeno quattro anni, agli inizi degli anni Duemila, facendo beats per il mio gruppo rap che avevo ai tempi delle superiori, e cose similari.
Ho fatto un album, nel 2008, chiamato Patchwork Anthems, ma poi ho investito diversi anni nel capire veramente cosa potevo e volevo dare e/o fare. Ho fatto tantissimi esperimenti, fino ad un certo punto, dove ho capito che semplicemente volevo fare musica elettronica che suonasse interessante per me in primis, ma anche per l’ascoltatore.
Sono stato fiero di aver fatto un remix di Jerrell James, nel 2008 circa, perché per me suonava finalmente come qualcosa di originale.

Il tuo set-up preferito per la produzione?
Potrei benissimo produrre solamente con Ableton Live, una manciata di plug-in, Internet, e un qualsiasi portatile, ma in realtà mi piace complicarmi la vita. Da un pò di anni mi sono tuffato nel mondo dell’hardware, e da più di un anno circa il mio set up è composto da un Akai MPC 2000xl ed un Akai s950, che mi permettono di avere una bozza o un buon punto di partenza per la sezione ritmica ed i samples. Per la parte più musicale mi piace usare il Roland Alpha Juno 1, come master keyboard, studiando le melodie, gli accordi, e tutto il resto della “composizione”. Se non son felice della timbrica spesso riutilizzo i midi con diversi synth per ottenere risultati diversi e talvolta inaspettati. Tra i miei synth, che uso di solito, ho il DSI Tetra, Yamaha Tx7 o lo Yamaha Cs01, ma poi dipende dalla canzone o dal brano che devo fare, spesso in base a quello cerco di selezionare l’hardware da usare.
L’unico problema è che poi alla fine dei conti per pulire tutto tocca sempre tornare ad Ableton Live!

Il miglior “digging advice” che tu abbia mai ricevuto?
Goedi dei Microspasmi una volta mi consigliò di prestare attenzione ai turnisti, o ai nomi dei musicisti che si trovano nei credits dei dischi. Sembra una stupidaggine, detta così, ma quando vai a fare digging, leggi i credits e sai che quel batterista è bravo, ci sono delle alte possibilità che sia bravo anche in un altro disco o in un’altra formazione. Poi ci sta, come cultura personale. 🙂

Il produttore, negli ultimi 3 mesi, che ti ha fatto dire: “Oh, merda, devo tornare sulle macchine”?
In realtà sono io stesso che spesso mi convinco che le macchine siamo meglio del software.
Ma, appare gli scherzi, nelle mie infinite ricerche su Youtube ho trovato un paio di artisti molto interessanti. Mr G, per dire, dove fa tutto un live col 2000xl. Ma devo dire che quelli che mi spingono ad andare verso l’hardware sono gli artisti storici che ho sempre ascoltato da ragazzino: gli italiani Gente Guasta, Fritz da Cat, Shocca, Zonta, Fid Mella, come anche tutta la scuola di pensiero di Kev Brown, J Dilla, e via dicendo, passando per Authechre ed Aphex Twin. Se uso hardware è soprattutto perché mi piace studiarmelo. Una volta un mio amico mi disse “Io, l’MPC60 ce l’ho qui.” indicando la sua fronte. 😉

Il peggior errore di produzione che tu abbia mai commesso?
Credo sia quando la base sormonta la voce, spesso succede quando faccio brani con molte tracce audio. Oppure spesso quando faccio troppe melodie possono suonare dissonanti con il sample o non in scala. Per questo spesso cerco di fare un passo indietro, e togliendo e semplificando.

Una dritta essenziale per il missaggio:
Se vogliamo dare una dritta molto basilare posso dire: -6db picco massimo sempre, kick a -12db, snare un pelo di meno, e tutto il resto sotto. Se poi uno ha bisogno di un kick più presente gli si da un db in più, e comunque resta molta headroom, evitando di intaccare troppo la dinamica. Ma poi alla fine con tutta la faccenda della loudness war, questi accorgimenti sembra servano sempre meno.

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