Production Specs: J.O.D.

JOD - Production Specs beatmaking tips

Tra le ultime (e più belle) sorprese che il fertile sottosuolo del beatmaking italiano ci ha portato, lasciandoci una robusta sensazione di buone vibes, abbiamo J.O.D. dall’Abruzzo. Robusta scuola pescarese, non esattamente nuova leva, il nostro magari ai più risulta essere nome del tutto nuovo, come lo era per noi fino a qualche tempo fa. La sua musica però parla forte e chiaro, e viaggia da una parte all’altra del globo. Persino a casa nostra si fa conoscere per la presenza discreta ma forte su diversi dischi e produzioni d’Oltreoceano, con un tocco decisamente soulful e autentico. Da poco uscito con il suo ultimo lavoro The Onda EP, cinque brani con altrettanti protagonisti della scena underground US, lo abbiamo incontrato per voi. Per farci raccontare il suo approccio all’arte del beatmaking, la produzione, il missaggio, il diggin’, e portarvi un pezzettino di Italia che gira forte nel mondo.

 

Primo beat venduto/piazzato?
Il primo beat venduto non ricordo con precisione, credo sia stato su Soundcloud intorno al 2012, per un artista americano di cui non ricordo il nome. Mi pagò il beat, ma non so cosa sia successo dopo con il brano. Il primo beat piazzato su un album ufficiale è stato sul disco Anesthesia di Verbal Kent, nel 2015, per Mello Music Group, il brano si chiama September. Il lato business della musica è importantissimo, ma non è mai stato il motore che mi ha spinto a creare, il denaro nell’arte è vitale ma non è il fine, se ciò che creo non mi emoziona niente di quello che ne consegue ha valore.

Quanto ti ci è voluto per produrre qualcosa di cui fossi fiero?
È una domanda a cui è difficile rispondere, perchè non sono mai totalmente fiero del prodotto finito. Tecnicamente ho imparato in un paio di anni, frequentando lo studio di Ceasar (The Ceasars) e guardando come lavorava, lui è stato il primo a darmi feedbacks positivi, ma anche a dirmi che i samples che utilizzavo erano belli ma non andavano bene con le batterie, e che dovevo migliorare. Un’altra persona da cui ho appreso molto è P-Tech Santiago, un beatmaker svedese che mi ha insegnato tantissimo, dopo 4/5 anni ho trovato il mio stile e personalità in quello che faccio, è un day by day learning, l’apprendimento non finisce mai. Un episodio che mi ha reso particolarmente fiero è stato quando Alchemist ha condiviso sul suo profilo Twitter un brano che avevo prodotto per Smoovth per il suo album SS96J, il titolo è Ouija.

Il tuo set-up preferito per la produzione?
Fruity Loops Studio, samples, tastiera midi, un caffè o una tisana, qualche candela o incenso ed il cellulare in modalità off. Non sono un fanatico dei tools musicali, non ho mai creduto nel mezzo che si utilizza, se non si ha niente da dire non esiste macchina al mondo che ti faccia esprimere. Chiaramente sono affascinato da certe macchine, in assoluto l’Ensoniq ASR-10 e l’Akai MPC 4000, ma alla fine so cosa voglio fare e come voglio suonare, quindi un mezzo vale l’altro.

Il miglior “digging advice” che tu abbia mai ricevuto?
Non saprei dirtene precisamente qualcuno, i producers, soprattutto quelli che lavorano con i samples, non condividono spesso con altri producers i propri tricks e le fonti, sono un po’ come i cercatori d’oro o di tartufo.

J.O.D. in studio - beatmaking Production Specs - strettoblaster

Il produttore, negli ultimi 3 mesi, che ti ha fatto dire: “Oh, merda, devo tornare sulle macchine”?
Ci sono tanti producers che mi piacciono ultimamente, in America c’è JLVSN, è un nuovo producer molto forte, poi V-Don, Camouflage Monk, DirtyDiggs, Daringer, Animoss, Knxwledge, e comunque quasi ogni volta che esce un brano nuovo prodotto da Alchemist, 9th Wonder o Hi-Tek mi ispira sempre a fare qualcosa. In Italia mi è piaciuto molto il disco che ha prodotto Big Joe per Johnny Marsiglia, Memory, e anche Cuns della Tuff Kong Records fa delle produzioni molto belle.

Il peggior errore di produzione che tu abbia mai commesso?
Provare a fare un beat simile a qualcosa che ho sentito da un altro producer: 9 volte su 10 esce una cosa senza senso. L’ispirazione è essenziale per ogni artista, ma l’emulazione o voler rifare qualcosa di già esistente non porta molto lontano.

Una dritta essenziale per il missaggio?
Non sono la persona giusta a cui chiedere, non sono mai stato un guru per quanto riguarda la parte del mix, mi fido molto delle mie orecchie, ciò che posso dire è di non esagerare con un “overmix”. Soprattutto oggi dove basta scaricare un plugin e fare molto, l’errore che si rischia di correre è di voler fare troppo in termini di mix e volume: un brano è come il buon cibo, non va mai stracotto o troppo speziato. Non c’è sempre bisogno di una super compressione o mega equalizzazione per far suonare bene un brano.

 

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