Primo Zanasi mette insieme “Poco di Tutto”


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Primo Zanasi into the wild
La figura di Primo Zanasi è defilata, solitaria, con uno sguardo diverso rispetto a molti altri su quello che è la musica, in primis, e la vita, di base. Dai dolci colli della provincia bolognese, il pretesto per portarvi nel mondo di Primo ce lo dà Poco di Tutto, il suo nuovo album strumentale appena uscito, disponibile dal bandcamp dell’artista emiliano in formato digitale e su cassetta in edizione ultralimitata, appena trenta esemplari disponibili, rigorosamente confezionati a mano. Probabilmente già sold out mentre scriviamo. Pensiamo che il modo migliore di parlarvi di Primo Zanasi e del suo hiphopdubexperimentalloop sia lasciandovi al resoconto senza tagli di una lunga chat tra Zanasi e Stromberg, in pieno stile strettoblaster, per grandi e piccini.

 


Io faccio musica per fuga da qualcosa, non so bene cosa, forse routine o forse disagi. Mentre la faccio non penso mai a chi la dovrà ascoltare, e dimentico tutti gli schemi e regole che conosco per farla. In modo da avvicinarmi il più possibile ad un non-io che la compone.


 

Partendo dall’inizio, dovendo presentarti?
Io sono Federico, in arte Primo (il nome di mio nonno) Zanasi (il cognome di mia nonna). Chiamami come ti pare.

Ok, Primo va bene. Ma Federico, già che ci sei, mi dici come hai iniziato con la musica,
se ti va? Giusto per capire…

E’ un po’ strano il disagio dal quale è nato il tutto, ma quando penso al mio attaccamento alla musica dò la “colpa” a questo evento…Avrò avuto su per giù sei anni, dormivo in camera con mio fratello maggiore allora sedicenne…lo so che fà ridere, ma ho sentito i miei che trombavano, già sapevo un po’ il fatto per via del cortile dove frequentavo ragazzi più grandi, mi prese malissimo sentire, mi ficcai nel letto di mio fratello e gli dissi: “Ricky la mamma fa ah ah ah….” (risate, ndr)… dio mio, mi viene da ridere…Risultato: da quella sera fisso walkman con cassetta nelle orecchie, ed ascoltavo di tutto…Mio fratello aveva due piatti di recupero e mixava dance anni ’90, sai, la prima house? Ricordo poi una cassetta di Snoop Dogg, registrazioni di Venerdì Rappa a Radio DeeJay, e tanto altro…intanto ogni tanto mixavo anche io di nascosto da mio fratello, che non voleva lo facessi perchè rompevo tutto. Detto questo, passano anni. Un giorno al parco giocavo a basket al campetto, avevo undici anni…sento una batteria da lontano che suona, mi avvicino e vedo una band da paese suonare. Morale: un mio amico aveva un amico batterista e gli chiesi di provare, poi da lì fotto le pentole a mia madre e inizio a menarci sopra, poi per tanti anni suono con amici, improvvisando, senza voglia di live o di registrare o che…conoscevamo un sacco di gente, sai…suoniamo, registriamo, “l’etichetta” a noi proprio zero…

Primo Zanasi assiste ad un torneo di briscola

Poi un giorno mi infilo in saletta prove nel mio paese natale e trovo i miei amici d’infanzia con la cazzimma del rap…6 o 7 ragazzi che rappavano le loro strofe su strumentali…ho visto una gran fotta…una chicca è che tra quelli stava pure un giovanissimo Roi Alcocat a rappare: spettacolo! Da lì mi sono messo a produrre pensando a loro. Prima con il computer, e poi mi sono appassionato alle macchine delle quali mi sono innamorato e continuo ad esserlo. La musica me la vivo sempre come prima, senza pensare ad alcun tipo di arrivismo, è una fuga per me, se sto bene non suono mi godo la vita, ma siccome lavoro contro voglia ogni giorno non sto proprio benissimo, e suono ogni giorno, c’è tristezza nella mia musica, e rabbia. Queste du componenti mi hanno fatto incontrare Dj Spass e Taiotoshi, con loro condivido questo gusto per la musica che ci fa piangere. Taio e Spass mi hanno salvato la vita, ero convinto che nessuno apprezzasse le mie tristezze musicali, molti di quelli che mi circondavano mi dicevano che le musiche erano troppo tristi e paranoiche. Che vi devo dire, a me vengono così, faccio fatica a fare altro. Io faccio musica per fuga da qualcosa, non so bene cosa, forse routine o forse disagi. Mentre la faccio non penso mai a chi la dovrà ascoltare, e dimentico tutti gli schemi e regole che conosco per farla. In modo da avvicinarmi il più possibile ad un non-io che la compone.

Primo zanasi presenta Poco di Tutto

E Poco di Tutto, il tuo ultimo album strumentale/cassettina, come nasce?
Il mio tape è la scrematura di 100 basi. Ho una macchinetta che è una loop station 4 tracce separare che tiene 100 basi, una volta riempita. Ho tenuto le mie preferite e le ho fatte uscire. Gennaro (dj Spass, nda) dice che ho tenuto le più brutte…scherza ovviamente! Ma lo dice perchè ce ne sono molte più dark all’interno della loop station, che ho scartato, e che lui preferisce a quelle che ho messo. Non mi andava di uscire troppo scuro e malinconico, per quello ci pensa Taio a rappare sulle mie tristezze…non è il momento giusto per fare il dark per me, ho un bambino di 16 mesi in salute come potrei essere in darkmood? 🙂
Io sono batterista di formazione musicale, ho sempre suonato per puro divertimento, stando il più possibile lontano dai palchi e dagli schemi. Quando ho iniziato con le strumentali hip hop ho sempre sentito la mancaza di quella fetta improvvisativa che gli strumenti tradizionali acustici ti danno. Sono riuscito a trovarla nella loop station e così mi sono “inventato” una sorta di modo per fare i beat. Il tape spero che suoni diverso dalla globalizzazione che ci circonda e spero che trasmetta il più possibile la mia persona, che è un pò quello che è riuscito a fare Madlib con la sua musica. Quando ascoltavo il disco di Quasimoto e i suoi beat ero convinto che se lo avessi conosciuto avrei avuto molte visioni comuni con lui. Effettivamente non posso dirlo ma leggendo le poche interviste che si trovano, penso di non essermi sbagliato. Se la tua musica fa percepire che tu sia una buona persona, vuole dire che ci riesci a mettere un pezzo della tua anima. Il suo lavoro a me ha illuminato, la sua spontaneità, il rompere le regole, l ‘ho veramente amato… Quando venne a suonare a Roma per Dissonanze andai a sentirlo con il progetto Jackson Conti, sfondai la sicurezza per portagli una canna mentre faceva il set finale…ahahah…follie d’amore…

Di altro? cosa vuoi dirmi della scena dei beats? Un sacco di copioni inutili, vero?
Noi siamo incazzati con quelli che “copiano”, perché hanno fotta e possibilità ma non le sfruttano. Purtroppo si soffermano a farci sentire imitazioni di cose già sentite. Cioé, siamo dispiaciuti, non li odiamo, pensiamo solo che siano dei coglioni…che ne pensi? Poi onestamente non seguo tantissimo il beatmaking, ascolto veramente di tutto ma sono più interessato alla storia o alle musiche di altre culture sparse per il mondo, piuttosto che agli altri beatmaker. Ultimamente sto ascoltando un sacco di musica di origine indonesiana chiamata gamelan, è un bel po’ che vorrei fare un progetto strumentale con campionamenti solo di questo genere, dentro ci sono cose bellissime. In generale, nella storia della musica ci sono sempre stati dei capostipiti, gente che ha portato un suono o uno stile divenuto classico poi negli anni, mi viene in mente il suono del quartetto classico di Coltrane, Bitches Brew di Miles Davis, sono sonorità che hanno aperto mondi e modi di suonare. Nel mondo strumentale hip-hop sappiamo bene chi ha dato e dà buona parte dell’ispirazione a molti: bisognerebbe riuscire a prendere lo spirito di questi maestri e farlo proprio.

Non pensiano ci sia molto da aggiungere. Ascoltate anche voi un Poco di Tutto, e magari ci direte cosa ve ne pare.

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