Live reporting: Up Patriots To Arms!

Pharaohe Monch
Quando arrivi nel locale dove si svolgerà il concerto, la scena è più o meno sempre la stessa, le uniche vere varianti sono la dimensione del posto ed il livello di sobrietà col quale ti presenti.

Ci sarà sempre il dj resident che proverà l’impianto mettendo C.R.E.A.M., i buttafuori saranno già incazzati e le bartender si staranno lustrando i tatuaggi pronte a servire vodka scadente. In un angolo, con le birre in mano, ci saranno sempre due ragazzi, amici del proprietario, ma saranno gli amici un po’ sfigati ex compagni di scuola. Hanno paura di non riuscire ad entrare alla serata e si presentano prima di cena.

Ma se sei lì per fare delle foto, in questo caso live reporting, ti interessa solo una cosa, le luci. La prima cosa che fai entrando nel locale è guardare l’impianto delle luci e sperare che il tecnico, ammesso che ce ne sia uno, non sia ancora nel trip delle luci rosse che “fanno atmosfera”, come negli anni Ottanta.

L’exploit delle fotografie ai concerti hip hop è una cosa piuttosto recente, di fatto è negli ultimi 3/4 anni che si può essere quasi certi di avere una copertura d’immagini di molti eventi, a prescindere dalla loro importanza. La buona notizia è che a scattarle sono spesso ragazzi intorno ai venticinque anni, che, essendo stati adolescenti all’inizio del Duemila, durante quelli che si possono considerare gli anni della rinascita, ora possono raccontarne la loro parte sfruttando tutta la tecnologia che hanno a disposizione.

La mia impressione è che, per lo meno rispetto a qualche anno fa, vi sia maggior coscienza di quello che possa essere un buon scatto, parlo del minimo, considerando la fotografia di scena. Una buona composizione, una visione corretta delle luci sul palco e la modalità multi scatto inserita. Dico che sia il minimo perché in fondo, detto tra noi, non è poi così complicato fare una foto ad un cantante mentre si esibisce. Per anni mi sono stupito di come non fosse possibile vedere qualcosa di meglio di immagini sempre mosse e spesso sfocate con colori sbiaditi. Diciamo che ci si accontentava.

Agli inizi del Duemila ho cercato d’inserirmi in questo contesto provando a dare qualcosa di più che non fosse solo il racconto di quello che succedeva sul palco, ma cercando di aprire un piccolo spiraglio su quelle che erano le persone che alimenta(va)no la scena hip hop italiana. L’idea è sempre stata quella di applicare i principi della fotografia umanista a quella di scena, unire due passioni e immortalare i volti dei ragazzi che interpreta(va)no il tanto amato rap.

C’è stato bisogno di spostarsi molto, di passare molte ore in piedi ma soprattutto costruire quel tipo di fiducia che ti consente di stare in un camerino senza che il rapper di turno si metta in posa appena ti avvicini. Questo vuol dire far passare un messaggio, sapere che da me ci si deve aspettare qualcosa di più di quello che si può avere facendosi un selfie con l’iPhone. Per lo meno provarci, purtroppo mi sembra che nonostante la qualità delle foto si sia alzata manchi molto spesso qualcosa che non posso chiamare altro che anima.

Il racconto extra palco è sempre delegato agli auto scatti che gli artisti stessi si fanno, non trovo mai l’occhio di un fotografo con l’idea di costruire una storia che si posi sui volti del rap. Trovo solo belle foto sul palco che non raccontano altro che un concerto, un singolo evento identico a mille altri. Voglio di più!

Fino a poco tempo fa i fotografi che seguivano la scena si contavano sulle dita di una mano ora invece son tanti ed è un piccolo sogno che si realizza. Perché non un nuovo Joe Conzo o perché non seguire l’esempio di Jim Marshall? La passione di Martha Cooper deve pur insegnare qualcosa, no?

Vorrei poter letteralmente incitare i fotografi di scena nel rap a pretendere di più da loro stessi e rendersi conto di quale possibilità abbiano tra le mani. Uno scatto che racconti l’uomo vivrà molto più a lungo di una qualsiasi immagine dell’artista sul palco col microfono in mano, per quanto il gioco di luci alle sue spalle possa essere affascinante non sarà mai interessante quanto il gioco di luci nei suoi occhi.

Intrufolatevi, tirate fuori la faccia da culo, siate discreti allo stesso tempo e sparite mentre scattate. L’hip hop è una cultura e ha bisogno di essere alimentata, ognuno di noi a modo suo e con i suoi mezzi può partecipare alla festa.

Share Button