L’Orange & Kool Keith – Time? Astonishing! (2015)

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Secondo molti, i progetti discografici di musica rap che nascono dall’incontro e dalla successiva collaborazione, più o meno stabile, tra un produttore ed un emcee sono quelli che di gran lunga danno risultati migliori.

La formula classica difficilmente tradisce, è vero, quando il duo creativo è in sintonia e lo scambio di idee viaggia in entrambe le direzioni. Pratica inveterata nel mondo dell’hip hop, ancor oggi sembra dare i suoi bravi frutti, a patto che il sodalizio sia realmente tale. A volte non basta che un grande produttore ed un ottimo emcee si mettano insieme. Andiamo dritti al cuore della questione: in che modo un binomio tanto diverso, per estrazione, storia e percorso può funzionare? L’Orange e Kool Keith: siete pronti alla sorpresona?

Lo stile di produzione cinematografico tendente al noir del beatmaker del North Carolina incontra il penchant fantascientifico e definitivamente outta world dell’emcee veterano del Bronx, e, seppure sulla carta il binomio paia strampalato (e un pò lo è, dai), il tutto è buono, a tratti buonissimo. La scusa è quella della narrazione delle avventure di un uomo che si ritrova fuori dal suo tempo, in un viaggio alla ricerca di dati a suffragio delle sue ricerche scientifiche.

La ricerca di matrice squisitamente jazz e soul, farcita di frammenti radiofonici d’epoca remota, alla base dei grooves cinetici che L’Orange confeziona senza sforzo, ben si sposa con la maestosità lirica di Keith, che brilla per impostazione metrica e timbrica, un pò meno per ispirazione, al di là dello storytelling puro, sulla falsariga dei suoi precedenti Dr. Octagon e Black Elvis. Pazienza se lo spot gli viene spesso rubato dai tanti ospiti, tanto bravi quanto vogliosi di mostrarsi in forma. Non per niente J-Live fa la parte del leone su The Traveler, come Mr. Lif spazza via la concorrenza su Twenty Fifty Three. La lista dei featuring continua, su tutti spicca Blu, qui in grande spolvero.

La pregevolezza e la forza di quest’album risiede nella potenza dell’arsenale musicale e nella sua durata, non esagerata. L’Orange sfodera per l’occasione strumentali consistenti e ben assortite tra loro, che non temono paragoni con la stragrande maggioranza dei contemporanei, come aveva già abbondantemente dimostrato pochi mesi fa in un altro duetto, nello specifico con Jeremiah Jae. La pasta sonora conviene a Kool Keith, del resto, che non esagera né sovrabbonda nella presenza al microfono, co-produce in alcuni casi, e rimbalza a dovere tra gli skit radio sparsi come intro o outro delle canzoni, armonizza un insieme in maniera misurata, raccontando una storia stramba come solo lui sa fare, per un totale di nemmeno trentacinque minuti.

Progetto organico, che avrebbe forse potuto osare di più, Time? Astonishing! merita almeno un ascolto o due. E poi, l’ardua sentenza a voi altri.

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