Introducing: Moodie Black – Nausea (2014)


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Moodie Black

Moodie Black

Come forse molti di voi ricorderanno, ad inizio anni Duemila esplose un filone di rap sperimentale – influenzato tanto dall’elettronica quanto dall’indie rock – che a mio parere ha avuto un ruolo fondamentale nel trasmettere “all’esterno” sonorità hip hop, soprattutto verso un pubblico alternativo di solito poco avvezzo al genere. Per intenderci: gente cresciuta a pane e Sonic Youth.

Parlo di etichette come la Anticon o la Def Jux, di gruppi come Antipop Consortium, Dalek e cLOUDDEAD, ma anche Restiform Bodies, Sixtoo, Buck 65, Kill The Vultures, Mike Ladd, e potrei continuare. Lo si chiamava abstract-hip hop, all’epoca. Oppure avant-hip hop, experimental-hip hop, out-hip hop e via di questo passo. Tutte definizioni abbastanza prive di senso, utilizzate soprattutto da giornalisti di formazione rock che sotto sotto si vergognavano – chissa perché? – di utilizzare il solo termine hip hop, come se fosse necessario fare un distinguo. (Piccola digressione: una volta ad esempio è venuto a suonare Dose One dei cLOUDDEAD nella mia città: aveva la cresta, i pantaloni a zampa, gli anelli assurdi, il gilet con sotto il petto nudo e pure gli occhiali da nerd; poi però a fine concerto è rimasto a fare freestyle con i locals fino alle tre di notte: altro che abstract-hip hop!).

Ascoltando questi Moodie Black, mi è tornato alla mente quel periodo, ed è stata tutto sommato una bella sensazione. Anche qui però un problema di definizioni: loro infatti si definiscono noise, altro termine un po’ del cazzo, ma effettivamente si tratta di rap sopra basi noise, quindi magari il termine noise rap funziona alla perfezione e sono solo io che mi faccio problemi, non saprei. La formazione è composta da un rapper (Chris Martinez a.k.a. K.), un chitarrista (Sean Lindahl), un batterista (Dave Norbert) e un artista visuale che li accompagna in tour (Jamee Varda). I tre sputano fuori questo suono molto oscuro e pastoso che personalmente mi ricorda gli ottimi Dalek, o, per fare un paragone con robe più recenti, qualcosa come una versione meno hipster dei Death Grips.

È da poco uscito il loro primo album, Nausea, ed è davvero un prodotto molto interessante. Il rap dai toni post-apocalittici di K. ben si adatta alle tessiture sonore rumorose di Sean Lindahl, e anche i vari squarci strumentali disseminati qua e là nel disco sono molto potenti ed evocativi. L’attitudine non manca, e sarebbe molto intrigante osservarli dal vivo, dato che dall’ascolto dell’album si ha l’impressione che siano uno di quei gruppi che danno il meglio di sé in quella dimensione. Qui sotto intanto il videoclip di Hawk vs. Vulture, uno dei brani più potenti del lotto. Fatevi un’idea.

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