God save Janette Beckman

Slick Rick
Devo cominciare con un’ammissione di colpa. Perché il nome della fotografa di cui parlo questa settimana non lo conoscevo fino ad un paio di settimane fa.
Mea culpa, perché Janette Beckman è una Signora fotografa, con la S maiuscola, ma poco male perché la potenza della fotografia sta anche in questo, le immagini stanno lì ad aspettarti pazienti che tu ti accorga di loro, pronte a raccontarti la loro storia.

Parlano di musica, quelle della Beckman, anzi delle origini di due generi musicali che hanno rivoluzionato il costume della società. Una ragazza londinese che, forte dei suoi studi di fotografia, all’inizio degli anni ’80 sceglie di trasferirsi a New York, dopo aver impresso in maniera indelebile la nascita del Punk attraverso i suoi protagonisti. Lei si autodefinisce una fotografa documentaristica e non sarò certo io a darle torto, soprattutto considerando la mole di lavoro e la varietà così ampia di soggetti.

Spostarsi dal Punk, alle gang di L.A., ai writers ed ai rappers di New York e ancora oltre, è senz’altro indice di profonda curiosità e di voglia di scoprire. Perché lavorare per le riviste di settore e di moda ha concesso alla Beckman di approcciare moltissimi artisti, molti dei quali agli esordi.

Le foto di un giovane Busta Rhymes nello studio newyorkese della fotografa, il viaggio di Bambaataa con la Rock Steady Crew a Londra e Parigi nell’82 (sì sì proprio il primo tour HH in Europa, quello con Futura 2000 , Dondi , Fab 5 Freddy , Infinity 4 Emcees , Double Dutch Girls , Phase 2…), uno stilossissimo LL Cool J e tutto quello che si può trovare raccolto nel suo blog. Oppure nel vostro scaffale dei vinili se avete una copia di Unfinished Business e Strictly Business degli EPMD, e altre chicche da gran gourmet del rap. Una raccolta sterminata di immagini e situazioni, raccontate con lo stesso spirito e passione che sono evidenti in chi come lei crede davvero in quello che fa, diventandone parte integrante.

Io ci vedo la gioia nell’esserci, nell’essere spettatrice e anche protagonista. E’ quello che succede quando aderisci ad una cultura e vuoi alimentarla. Lo ripeterò all’infinito, un vero fotografo è quello che riesce a mettere se stesso in una foto. Personalmente non sono contro l’uso di uno smartphone come fosse una macchina fotografica, ma l’overdose d’immagini approssimative, scatti estemporanei e fini a se stessi io la curo letteralmente nutrendomi di Maestri come Janette Beckman.

A voi.

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