Gli angeli perduti di Estevan Oriol

Estevan-Oriol
Nel primo post che ho scritto per questa rubrica parlavo di come, secondo me, la street photography abbia le sue fondamenta nel giorno zero della fotografia stessa.
Chi prende una macchina in mano ha l’esigenza di raccontare quello che ha intorno, di scrivere il proprio verso come insegna Walt Whitman. L’analogia con l’Hip Hop è evidente e quando le due cose s’incontrano l’effetto è potente.

Estevan Oriol, ispano americano, buttafuori di Los Angeles, si avvicina all’hip hop come tour manager di Cypress Hill e House of Pain negli anni ’80, ma le sue foto raccontano dei suoi amici.
Spacciatori, prostitute e tutto quello che una gang losangelina raccoglie. Tutta l’intensità della vita di strada con un sottofondo di rap. Io vedo Oriol come una sorta di anello di congiunzione, tra i fotografi che a New York hanno raccontato gli inizi dell’hip hop ritraendone i protagonisti e quelli che invece hanno poi cominciato a scattare immagini delle persone a cui era rivolta quella musica.

La realtà cruda di Los Angeles immortalata in bianchi e neri molto carichi, fatta di tatuaggi, pistole, donne pericolosamente affascinanti e sguardi aggressivi di uomini che non hanno nulla da perdere. Figlio di un fotografo, Eriberto, prende in mano la macchina fotografica quando comincia a viaggiare. In realtà non so se abbia fatto dei veri studi accademici ma è evidente che la sua cifra stilistica è immediatamente riconoscibile, l’impronta netta della visione del mondo che lo circonda. Sfondi fatti di lunghe prospettive della città che incorniciano ritratti tecnicamente eccellenti.

Sono affascinato dall’idea che si possa rendere protagonisti dei soggetti che apparentemente vivono ai margini della società, ma che in realtà ne sono parte integrante. Non è forse anche questo lo spirito dell’Hip Hop?

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