Production Specs: Emshi

Emshi x strettoblaster Emshi è giovine, attento al dettaglio, e concentrato sulla qualità, oltre che sulla quantità, di tutto quello che sforna. Ve ne abbiamo già parlato su queste pagine, del resto. Dalle produzioni audio ai visual, andata e ritorno. Amante del suono dilliano, e della musica tutta, direttamente dalla scuola di Torino, il suo approccio alla musica è maniacale, figlio di una ricerca costante e continua. Lontano dalla deriva mainstream odierna, e dai riflettori di questa, il suo output creativo è degno di nota e all’altezza di un proscenio internazionale. Fresco di una release gustosa come il suo ultimo mini-EP Half Of a Good Relationship, uscito la scorsa settimana, abbiamo incontrato il producer di Nichelino per portarvi una ciambellina o due…Buona lettura!

Primo beat venduto/piazzato?
Nel panorama italiano, il primo beat, pubblicato in vinile, è quello che diedi a Esa. Il brano si intitolava Lingo Fico ed è la traccia numero 7 contenuta in King Divano – Il secondo atto. Quando il Presidente mi girò un vocale su Whatsapp per farmi sentire l’anteprima del pezzo rimasi molto sorpreso, ma la reazione più grande l’ebbi quando mi chiamò per dirmi che avrebbe girato insieme a me il videoclip ufficiale. Conservo un bel ricordo di quella serata, soprattutto perché, finite le riprese a Milano, andai a dormire a casa di una ragazza che mi piaceva tanto, tanto. Tra l’altro, la t-shirt bianca che indossavo nel video non ce l’ho più (la dimenticai a casa sua). Poi ho prodotto Waves, la traccia più ballata dell’Ep di MWS, e French-toast per Subtex, un mc fortissimo di Brooklyn. Raga quel pezzo è una bomba…“calorica”!

Quanto ti ci è voluto per produrre qualcosa di cui fossi fiero?
Chi mi conosce lo sa, sono molto severo con me stesso e incline a non esaltarmi mai troppo per le cose che faccio. Tuttavia, in me convivono due momenti opposti quando creo e compongo: mi gaso in un primo momento, e nel successivo, una voce dentro di me dice: “bene, ma si può fare sempre meglio”. Penso che il feedback più grande lo ricevo quando suono i miei beat di fronte a un pubblico che non conosco e che mi ferma, dopo l’esibizione (o gara che sia), per confidarmi privatamente i sentimenti che provano verso la musica che faccio. Grazie!

Il tuo set-up preferito per la produzione?
Non amo molto i campionatori perché limitano il mio processo creativo. Dargen D’Amico in Un dio a parte (un poeta e un po’ no) dice “…qualsiasi buona idea dopo tre minuti scade”. Ecco, io per fissarne una ho bisogno di una soluzione “on the fly” come Ableton. Non tutte le mie produzioni coinvolgono necessariamente il campionamento da vinile. Molto spesso, suono un giro di accordi al piano (o alla chitarra) e lo campiono trattandolo esattamente come un sample (chop, pitch e programmazione). Il remix di La Effe ne è un esempio. Ad ogni modo, il mio set-up preferito è il seguente (disposto quasi in ordine cronologico)

– Giradischi Numark PT01
– Ableton Live 9.7
– Novation Launchkey
– Ableton Push2 (ha un grip bellissimo)
– Microbrute (celeste edizione limitata)
– Roland Sp 404 SX

Il miglior “digging advice” che tu abbia mai ricevuto?
Il consiglio più interessante che ho ricevuto è quello del mio caro amico Deal The Beatkrusher. Ogni volta che vado insieme a lui a fare shopping di dischi imparo sempre qualcosa di nuovo (…e lui ne sa, eh). Nonostante abbiamo gusti leggermente diversi, la dritta più utile penso sia stata quella di riconoscere i breaks di batteria guardando il vinile; dove la trama è meno fitta ci sono buone probabilità di trovarne uno. Una gran risparmio in termini di tempo, soprattutto se ti stai preparando a una gara di beatmaking come il Beats4Life.

Il produttore, negli ultimi 3 mesi, che ti ha fatto dire: “Oh, merda, devo tornare sulle macchine”?
Io sono sempre sulle macchine! Ascolto poco Hip Hop, e questo si è rivelato, in molte circostanze, una specie di toccasana per il mio ampliamento creativo. Posseggo un background musicale molto lontano dal boom bap. Durante l’adolescenza suonavo post-rock, noise e indie-rock, ma essendo cresciuto a Nichelino (in provincia di Torino) era impossibile non imbattersi in una realtà doppia H come Gate Keepaz, Maury B & Next Diffusion. Dopo questa premessa, ti rispondo dicendoti che quando sentii New Rules di Dua Lipa ero in studio da Paolito dei Duplici, e rimanemmo entrambi sconvolti dall’entrata creativa “stereo-circolare” del sub 808 a 0:35 sec. LA min, FA e SOL maggiore che si ripetono per tutta la durata del brano senza che te ne accorgi. E poi, onestamente, due colpi a Dua Lipa li darei volentieri (no questo non scrivetelo, ahahahah). Sober di Mahalia, prodotta da The Math Time Joy, è stata un’altra canzone che ho ascoltato a ripetizione questa estate, mentre mi domandavo se avessi mai rivisto la mia famosa maglietta bianca (ahahahaha). L’aspetto che mi ha sorpreso di più in questo brano è il synth minimalissimo che entra a 1:01 min. Dai, sembrava l’avessi suonato io dopo aver fatto su a Leicester. Poi mi piacque molto Someone That You Love di Jarreau Vandal con la bellissima voce di Olivia Nelson. Il micro drop a 2:17 min è proprio figo. È impossibile restare fermi senza ballare. La più recente è After The Storm di Khali Uchis insieme a Tyler, The Creator e Bootsy Collins. Cazzo quel brano prodotto dai canadesi BADBADNOTGOOD è un viaggio allucinogeno senza senso che mi ricorda la prima volta che assunsi un antidolorifico a stomaco vuoto. Non fatelo a casa, sono finito in un’altra dimensione. Ma tranquilli, sono riuscito a tornare indietro per raccontarvelo. Poi mi piace Little Simz, ma intendo lei proprio! Solo donne insomma…

Il peggior errore di produzione che tu abbia mai commesso?
Ahahahaha, secondo me, ne faccio tutt’ora tantissimi, ma preferisco definirli più poeticamente “sperimentazioni” o più volgarmente “porcate”. Scherzi a parte, oltre a esportare dei beat completi e cancellarne (non so bene il perché) volutamente i progetti, penso che l’errore più brutto è quello di non riuscire a dare la giusta dinamica ai beat. Anche se si tratta di pre-mix, mi innervosisce un po’ vedere la forma d’onda assomigliare a un mattoncino dei Lego. Sarà che da bambino, nonostante fossero colorati, non li ho mai amati particolarmente. È anche vero che sbagliando si impara! Ma, se guardassimo meglio il bicchiere mezzo pieno, devo ammettere che molti ingegneri del suono, con i quali sono solito collaborare e confrontarmi, come Taglierino, Federico Sias e Matteo Nolli, hanno notato dei miglioramenti rispetto ai beat che gli facevo ascoltare qualche anno fa. Incoraggiante no?

Una dritta essenziale per il missaggio?
Partiamo male. Io i monitor li tengo in alto a destra a circa 1,3 m dalla mia testa. Non chiedetemi il perché, ma negli anni ci ho fatto l’orecchio! Sarà questo il mio segreto? Eppure, sono diventato abbastanza bravo a trovare il giusto equilibrio durante la fase di mix. Dicono che il 90% del lavoro lo fa il missaggio. Entrando nel dettaglio vi rivelo che tengo in mono alcune parti della batteria come il kick, lo snare e i tom, mentre gli hithat, i cimbali e gli snap li metto in stereo. Poi faccio il pan di questi elementi tenendo conto della loro disposizione in una batteria reale. Al centro la cassa, leggermente a sinistra il charleston e il rullante e a destra il timpano e il ride. Il sample lo campiono da vinile a -12db e non lo tengo quasi mai centrale nel mix. Il basso lo metto rigorosamente in mono e a volte imposto un sidechain per far uscire meglio la cassa. I lead con cui faccio i miei riff li tengo dal lato opposto del sample. Successivamente faccio un check con le cuffie dell’iPhone per sistemare meglio i volumi e il panning. Infine metto una catena effetti sul master e incrocio le dita! Premetto, però che, tutti i miei lavori ufficiali, li faccio curare in fase di master da chi è competente in materia e lo fa di mestiere. Ci tengo alla mia musica e voglio che suoni bene sempre, soprattutto quando non esce in free-download.

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