Donald Fagen, una mucca nera ed il pane frattau

Dalle mie parti (Roma n.d.r.) il pane carasau è davvero sottovalutato. Eppure è un ottimo ingrediente da tenere in dispensa: perfetto sgranocchino per la fame chimica notturna, è molto di più di un accompagnamento a taglieri di formaggi e salumi, e si presta alla preparazione di un piatto tradizionale straight outta Sardegna che ho introdotto da poco nei miei menù, il pane frattau.

Non chiamiamola lasagna ma il concetto è lo stesso con molti meno sbattimenti: completo e leggero come molti piatti della tradizione mediterranea (quindi anche sarda), si realizza velocemente con pochi semplici ingredienti di facile reperibilità e che potete tenere sempre in dispensa, unendo carboidrati facilmente digeribili, proteine nobili e, soprattutto, il licopene (ma, magari, delle miracolose proprietà dei pomodori ne parliamo un’altra volta, ?).

Ad ogni modo, dopo averne sentito parlare per anni da amici sardi, un giorno ho deciso di appoggiarmi ai c.d. suggerimenti nel retro della confezione e il risultato è stato questo:

pane frattau

Un tocco di classe è dato dall’uovo in camicia: preparazione di base che vi riuscirà alla perfezione con un paio di escamotages tecnici e che renderà il piatto ancora più colorato e godurioso.

Ingredienti:

  • fogli di pane carasau;
  • sale q.b.;
  • una scatola di pomodori pelati di buona qualità (o equivalente in pomodoro fresco da sugo);
  • uno spicchio di aglio (o mezza cipolla tritata finemente);
  • olio extra vergine di oliva;
  • basilico fresco (o surgelato);
  • un uovo per persona;
  • aceto comune;
  • pecorino grattugiato in quantità;

E la musica?

Il mio album del giorno è un LP che forse vi sorprenderà proprio come il pane frattau: Aja degli Steely Dan, gli antieroi degli anni ’70. Una perla del rock pop black-influenced made in U.S.A. che piace anche ai produttori di rap, lo sa bene quel geniaccio di Metal Fingers (ascoltate Black Cow!).

Lasciatevi accompagnare dalla voce di Donald Fagen e iniziate grattando il pecorino e preparando un sugo semplice di pomodoro. Ogni italiano credo abbia una sua personale idea di sugo di pomodoro ed io ne ho varie; quello che ho utilizzato in questo caso si prepara facendo scaldare un paio di giri di olio in un pentolino, soffriggendoci dentro uno spicchio d’aglio e versandoci dentro il pomodoro che va poi lasciato cuocere a fiamma viva coperto per una decina di minuti, finché non sarà diventato corposo. Aggiustate di sale, spegnete e aggiungete le foglie di basilico fresco.

Nel frattempo avrete messo a bollire una pentola di acqua salata, nella quale farete sbollentare per 30-40 secondi circa dei pezzi di pane carasau per poi scolarli con un mestolo forato e adagiarli su di un piatto.

Create un primo strato di pane, copritelo di sugo e di pecorino e proseguite con altro pane, sugo e formaggio, fino ad avere 5 strati di pane (il “numero perfetto” di sfoglie di pasta nei primi piatti “a strati”, come mi insegnò il grande Angelo Troiani, chef marchigiano che mi fu maestro in gioventù).

Coprite l’ultimo strato con sugo e pecorino e ci siamo quasi: manca solo l’uovo in camicia.

Mettete a bollire dell’acqua addizionata con una tazzina di aceto in un pentolino e rompete un uovo in una ciotola o in un mestolo. Quando avrà raggiunto il bollore abbassate la fiamma e, aiutandovi col manico di una posata, create un vortice al centro per poi versarci l’uovo. Sarà il vortice ad aiutarvi a tenere unita la chiara d’uovo, impedendole di frastagliarsi. L’uovo in camicia deve cuocere davvero poco, un paio di minuti saranno più che sufficienti a far rapprendere l’albume: tenetelo d’occhio e scolatelo in fretta altrimenti diventerà sodo!

Poggiatelo poi sopra al piatto, spolverizzate con del pepe nero e mangiate sognando di essere dei musicisti snob (a meno che non siate già dei musicisti snob: in tal caso, buon appetito!).

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