Un gondoliere al tramonto e David Seymour

6627888-lgIn una sua lettera privata, David Seymour scrive a Maria Eisner sua amica, collega e socia dell’agenzia Magnum, che durante il suo viaggio a Venezia fu tentato di fotografare un gondoliere al tramonto, per la bellezza e l’emozione suscitatagli da quella magnifica città, risparmiata dalle bombe della seconda guerra mondiale e nella quale si trovava per qualche giorno di riposo dai suoi report.
Ne fu solo tentato, ma non la scattò.

Così in prima lettura una considerazione del genere potrebbe passare inosservata, quando invece questa è una delle regole fondamentali se si vuole ottenere una fotografia di qualità.
David Seymour nacque a Varsavia nel 1911, ufficialmente fotografo e giornalista dal 1933. I suoi scatti di guerra hanno la potenza delle bombe che modificarono il volto dell’Europa, e i suoi ritratti ai bambini vittime dello scempio sono letteralmente da manuale della fotografia. Questo significa dettare lo standard del foto reporting, significa essere Coltrane con un sax sul palco o mio padre che m’insegna ad aggiustare una moto nel garage sotto casa.

Bisognerebbe parlarne parecchio di Seymour, della Magnum e di cosa siano riusciti a fare Cartier-Bresson, Capa, George Rodger e William Vandivert. Lo faremo sicuramente ma ora mi sembra più importante soffermarsi sull’immagine di un gondoliere al tramonto e sul perché quella foto non fu scattata.

La frase di Seymour all’amica è indicativa dell’approccio del fotografo alla fotografia. Neanche in vacanza lasciarsi andare a facili scatti che rappresentano un’emozione passando dalla via più breve. Quella che rischierebbe di essere una inutile riproduzione didascalica di qualcosa di già conosciuto anziché il mezzo per porsi una domanda e alimentare la propria curiosità. Ed è anche la scelta di mantenere un livello di qualità superiore attraverso la produzione unicamente di immagini “alte”. Questo è un canone da rispettare ed è uno degli obiettivi fondamentali per qualsiasi fotografo.

Che si parli di soldati in guerra, cantanti sul palco o spose incinta, lo scopo è quello di rappresentarli al meglio delle proprie possibilità. Anche attraverso un’analisi auto critica del proprio lavoro. Questo consente non solo di costruirsi una storia fotografica personale ma anche di concedere al pubblico la possibilità di elevare la propria conoscenza e il proprio gusto.

Certo è che se sei una pippa tutta la buona volontà non servirà a molto.
Questo perché il vero insegnamento nella frase di Seymour sta nel senso di rispetto che bisogna avere nei confronti della fotografia, anche capendo dove e quando fermarsi.
C’è tanta bella fotografia, è come quando si fa digging: è importante cercare bene il pezzo giusto.

Occhi aperti!

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