Conway, Daringer e gli A Tribe Called Quest

Conway and Daringer kick Reject2 for Griselda Records
Questa storia parte da lontano. Iniziamo con calma.

Arrivano dei momenti, nella vita di un uomo cresciuto a pane e rap music, in cui si sente il bisogno di ascoltare tutta la discografia degli A Tribe Called Quest in repeat almeno un paio di volte al giorno. Specialmente in giorni tipo lunedì, metro giro bici spasso lavoro amici scuola eccetera. Quello da poco passato era uno di quei momenti, che poi a volte sono uno o due giorni ma sembrano un mese. Cullato dal gentile trattamento riservato ai breaks di batteria, dall’amalgama di quel suono lì, in generale, quel bel fatto, tondo tondo, che gira, e gira, tu giri, e giri, canticchi le rime qua e là, immaginandoti di fronte a Bob Power mentre per sbaglio incide la sua voce nella storia, e amenità di questo genere. Riascolti con piacere l’evoluzione del gruppo, il pre e post Jay Dee, Midnight Marauders è bello ma non sai mai quanto, poi lo guardi confrontato a Love Movement, e poi a The Low End Theory, e niente, pensi tutte quelle cose da nerd del rap. Roba forte.


 

E poi i giorni passano, interferenze, un’altra playlist si affianca, un nuovo podcast, due o tre canzoncine fisse, intanto fai e fai altro, poi surf sul net, e poi, oplà, succede qualcosa. Venerdì scorso, in tempo per l’Halloween ammerigano, dopo giorni di anticipazioni e avvertimenti via social da parte del team Griselda, tra un pò di fulminati parte il conto alla rovescia per l’uscita di Reject 2, #albumoftheyear secondo Westside Gunn, il seguito ideale di Devil’s Reject, nuovo album in streaming firmato Conway.


Sì, parliamo dello stesso Conway di Hall & Nash assieme a Westside Gunn, lo stesso di cui vi mandai a dire qui, lo stesso di Griselda Ghost, sì, quello lì. Interamente prodotto musicalmente da Daringer, ed esecutivamente da Westside, Reject 2 lo aspettavo, ma mi ha colto di sorpresa. Sapevo ci sarebbe stato da sforchettare, forse non tuttissimo ma del gran buono. Sabato sera ricevo, e da allora a domenica mattina, easy like my man Solinas, eccomi in cuffia questo gioiellino di grimy hard-core rap fresco d’uscita. E poi ancora. E diventa subito la roba che ti ascolti in repeat, in giorni tipo lunedì, metro giro bici spasso lavoro amici scuola eccetera. Ho un déjà vu…

Attenzione, capiamoci subito. Facciamo uno o due passi indietro. Se vi stupite del fatto che, dopo una cura a base di A Tribe Called Quest, io mi immerga serenamente in musica definita dagli autori stessi homicide rap, a base di bodies over bodies, senza battere ciglio, ci sono almeno un paio di bei perché, di cui vi voglio ben parlare.

Il primo è Conway stesso, per la sua figura ed il suo rap: conciso, asciutto, con un gran swing e un flow elegante, sebbene ruvido ed acceso dalla poetica dello smooth criminal. Qualcosa che rispecchia perfettamente il personaggio, il cui piglio è distinto. Legato a Westside Gunn e a Griselda, Conway ne controbilancia il glam, affiancandosi al designer/rapper con la discrezione del fuoriclasse. Senza bere lo champagne dal pyrex, in maniera più silenziosa ma non meno bold and deadly, solo diversamente criminale, non meno efficace. In Reject 2 è palpabile la coesione del team e la solidità del singolo. Discorsi da rap nerd, che vi direbbe che da Devil’s Reject ad oggi la crescita, tanto in termini lirici quanto musicali dell’emcee, è evidente. Tutto ha un focus ed una direzione precisa, l’intenzione è quella di alzare l’asticella, e la cosa è palpabile. Sei al cinema, in un certo senso, stai guardando immagini su immagini, in realtà. Fluttui tra le rime. Il gioco di sillabe del rapper si accompagna armonicamente al groove, tra pause, accelerazioni, onomatopee e slang. Roba forte, once again.

Il secondo bel perché questo album meriti un ascolto approfondito è il lavoro svolto da Daringer, che orchestra il massacro lirico con maestria, sia dal punto di vista compositivo che come cura del suono. Con il tocco e la visione del veterano nell’accostare tra loro samples e breaks, e farli suonare. Anche (soprattutto) grazie a lui, persino Alchemist spingeva Conway via twit ieri l’altro. Chiedete ad Alc di Daringer, se vi capita. Ma ve lo dico io. Assistetemi sul punto. In un’analisi approfondita guidata dal mio nerd panel di fiducia, il producer di Griselda, con tutte le dovute distinzioni del caso, mantiene un filo rosso che lega la sua produzione alla tradizione dei grandi classici di genere, A Tribe compresi. Il comune denominatore, nella diversità, è l’amore per la musica bella, il gusto della ricerca estrema per la scelta delle giuste atmosfere per creare scenari sonori, affreschi in cui il groove è sempre centrale. Basslines minimali, breaks sontuosi e pochi samples. La notte è servita.

E rieccoti cullato dal gentile trattamento riservato ai breaks di batteria, dall’amalgama che ha questo suono, nel riattualizzare quel suono, elevandolo in chiave completamente stripped down. Questo bel fatto è tondo, gira, e gira, e tu giri, e giri, canticchi le rime qua e là, immaginandoti di fronte ad un pistol whipping in piena Buffalo. Bob Power non c’è, è giusto un ricordo legato al modo in cui il break viene trattato. E ancora pensi tutte quelle cose da nerd del rap, come sopra.

In maniera diversa, ossessiva, cupa, la funky rawness trasmessa dal connubio beat-emcee è in zona top di gamma nella storia della musica, se capite cosa intendo. E questo è quello che mi interessa, l’evoluzione della materia. Certo, prima dovrete digerire 1000 Corpses, viaggiare attraverso Air Holez, conoscere Rex Ryan o scontrarvi con la monumentale Beloved, perdonando un comprensibile giro a vuoto o due, ma la missione è possibile. Preparate lo zainetto e check the Buffalo rhyme rate, parafrasando altro. E se arrivasse mai all’orecchio di Tip, questa storia, sono certo apprezzerebbe. Voi dite di no? Sì, lo so che l’ultimo big up lo ha lanciato a Chance the Rapper, però quella è un’altra storia, nessuno è perfetto, e voi adesso ascoltate Conway e Daringer su Reject 2, e poi mi dite.

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