Colossius – Tribal Pursuit (2015)


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Colossius - Tribal Pursuit In quattro parole, ritmi urbani dal Tremila: rapidamente potremmo definire e liquidare in questo modo la nuova fatica musicale di Colossius, che ritrova la strada dell’uscita ufficiale su QueenSpectra a quasi tre anni dall’enigmatico (((.))).

I territori esplorati da questo inseguimento tribale sono quelli della poliritmia ancestrale inacidita dal post-industriale, è Mad Max a spasso nella foresta pluviale, dove i bonghi sono accanto ai transistors, e gli strati di giungla fitta si aprono di colpo ai led di un incontro del terzo o quarto tipo. Il genere musicale non ha mai avuto importanza, quello che conta è il groove, le autostrade possono aspettare, la corsia è opera dell’ascoltatore in questo caso, come spesso capita quando si parla di Colossius.

La sua personalissima ed eccentrica visione musicale si apre in un esperanto funk sornione, ora scuro e voodoo, ora solare, e il risultato è una forza cinetica futuribile di stampo squisitamente mediterraneo, con particolare attenzione al basso, per capirci meglio. Il collo muove e la testa oscilla, con un pizzico di fortuna ed un buon impianto di amplificazione anche il bacino potrebbe seguire e le gambe volare. Prova ne siano gemme come Candies o Doira, per citarne giusto due, per quanto ogni episodio di questo breve (troppo, anche, unica nota negativa e probabile cifra stilistica ulteriore) viaggio bilanci e completi un insieme etereo e concreto, fatto di spigoli e sfumature, come Origin, Low Funk e Bonanza testimoniano.

Fosse più spesso altrettanto facile trovare e scrivere di opere talmente piacevoli e ben fatte, il nostro riportarvi schegge da mondi lontani darebbe vita a delle montagne. Date un ascolto, intanto, poi ci direte.

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