The Blast Podcast #84 – Roi U Alcocat in Timeless

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INIZIO DELLA CHAT

S: Ciao Roi, volevo farti i complimenti per Ossidiana, mi piace molto, vorrei parlarne prossimamente su strettoblaster.com, ti andrebbe di fare una feature tipo accoppiare un mix ed un’intervista per parlare del disco e della tua musica, più in generale?
R:Dici sul serio?…Ma minchia si!
S: …no, per farti perdere tempo e prenderti in giro, sono un fake
R: ahahahahah…Allora ci sto, perché se era vero no. Dimmi che devo fare.
S: si chiama Blast Podcast, un mix esclusivo di musica a tua scelta e poi qualche domanda su di te e la tua produzione
R: …allora ci sono anche se in realtà non ci sono del tutto, è la prima volta che qualcuno mi chiede qualcosa sulle mie musiche o loop o bitz o quello che è…

S: Cominciamo facile, tipo “quanti anni hai?”…Domande da chat 1.0, tipo “da dove digiti?”

R: 91, 21 settembre 1923, come scritto su FB. Così faccio il personaggio e il poser. E sto a casa, in studio, nel piccolo studio che ho ricavato in una delle stanze di casa mia.

S: Ok, adesso seri: da quanto produci? Come è iniziata la love story con la musica?

R: Con i graffiti. All’inizio dipingevo e poi mi sono avvicinato a tutto il resto ascoltando principalmente hip hop, poi un giorno conobbi Primo Zanasi, e da li iniziai a capire molte più cose sulla musica in fatto di “produzione”. Innescato il meccanismo, ascoltai sempre più funk, jazz, soul…black music, insomma, come un po’ tutti, ma siccome a me rompe le palle fare le cose che fanno tutti, comprai un Akai Mpc-60, la macchina più assurda e dope della storia a mio avviso, e siccome volevo “differenziarmi” sul campionamento iniziai ad esplorare un po’ di più e qui avvenne il vero colpo di fulmine: conobbi le librerie sonore, soprattutto italiane. Colonne sonore, anche, sempre italiane, tipo Piccioni, Umiliani, Cipriani, Torossi, e via dicendo. Mi ci identificai a pieno perché le musiche mi davano immagini, era musica fatta per immagini, cinema, ed è questo quello che cerco di fare.

S: Infatti trovo tu ci riesca, i tuoi beats sono cinematografici, ariosi…qual è il film preferito che ti proietti mentre componi? O i film? Segui un copione o vai a braccio?

R: Vado con il paesaggio di casa mia, con la finestra, con le immagini della musica che magari ascolto in quel momento, con i ricordi, con il sentimento che mi spinge a fare la musica che sto creando. Vado, in realtà noi andiamo sempre, cerco solo di “seguire”il tutto. Non sono uno che si pone un punto preciso, tipo “faccio sto bitz che spacca”…che cazzo spacco, spacco le casse, chi sono io per dire faccio musica perché la mia musica è bella sono bravo etc etc…tu lo sai i DISCHI, quelli veri, quelli che ascoltiamo noi tutti, quelli sono DISCHI.

S: Usi solo campionamenti?

R: No, non uso solo campioni. Molte cose le suono con le mie macchine. Posso dire “macchine”? Mi piace di più.

S: Puoi, e devi dire anche quali sono, a questo punto…

R: Ok, allora vado…tutti, e dico TUTTI vogliono sentire che ho un SP404, quindi per la gioia dei ragazzi ce l’ho, e ce l’ho da sempre, facevo il set con Mpc60 e 404, tipo già sei anni fa, poi ho dato via il 60, e ora la combo è Akai MPC2500 – Roland SP404 -Kaoss Pad- Roland sh201- Roland Juno – pocket piano – kalimba – organetto ad aria Bontempi – qualche percussione – shaker etc. E poi, ovviamente i giradischi, manco te lo dico…

S: E se dovessi descrivere la tua roba con tre aggettivi per dire cos’è e altri tre per dire cosa non è?

R: Cazzo mi metti in difficoltà questo è un domandone…beh, partiamo dal non…
La mia roba non e’:
1- seria (ahahahaha)
2- intonata
3- commerciabile

Cosa e’ invece:
1- musica per fumatori di kush
2- personale
3- spontanea al 20932890472387483789578437676592%

S: E della odierna beat scene che mi dici, invece? E’ una stronzata o vi è del buono?

R: Allora…la beat scene…eh io sto fuori dalla scena ahahahahah, ma la scena è una bomba, il livello è alto, i ragazzi sparano fuori EP, album, beat tapes a rotazione, indice di positività e coinvolgimento/contaminazione al 2000%, questo è molto bello secondo me, semplicemente non bisogna copiare.

S: A proposito di beat tapes, come nasce quindi Ossidiana, il tuo ultimo lavoro? Cosa vedevi alla finestra mentre componevi?

R: Ossidiana e’ una OST, come l’ho autodefinito. Dopo una serie di esperienze fatte di persone e posti, ed un viaggio a Lipari, in particolare, avevo a cuore certe “situazioni” che ho respirato in quei giorni, ed è successo tutto in modo fluido e immediato. Parte dei campioni che ho utilizzato di fatto sono davvero stati la colonna sonora di questi momenti, non li ho “scelti” per fare il disco figo, diciamo. E l’ho chiamato “ossidiana” perché è una pietra che ho trovato sull’isola, essendo di origine vulcanica, chiaramente.

S: Quanto c’è della natia Emilia nella tua musica?

R: C’è tutto, insomma, sono nato a Bologna, vivo sui colli bolognesi e senza tutto questo “grasso” che la zona regala in tutto e per tutto, tra persone, panorama e via dicendo, boh…forse il mio modo di essere non sarebbe stato così. Siamo tutti in fatto di essere umani “contagiati” da quelllo che ci circonda.

S: Cosa stai ascoltando in questo periodo? Nomi, generi, dischi in particolare?

R: Ascolto la beat scene in generale quando NON devo fare musica, ascolto ancora tutta la musica che ho a casa, i dischi intendo, le librerie italiane, ascolto tutto insomma, non saprei dirti cosa in particolare, cioè…capisci cosa intendo?

S: Cosa preparerai per noi? Cosa suonerà Roi in Blast Podcast?

R: Il mix lo vedo TIMELESS, perché in fondo sarà senza tempo, ci troverete cose nuove e vecchie, e poi è come fare le cose a istinto…le musiche, le fai e basta, senza un “tempo” definito, senza dare un punto, come stare sempre nel tutto e andare sempre da qualche parte…

S: Perfetto! Un messaggio alla nazione di strettoblaster, per chiudere in bellezza? Tipo “dici quello che ti pare”, dai…

R: Stay dope. Sempre. Grazie a tutti per qualsiasi cosa pensiate sulla mia musica, significa che in qualche modo qualcosa vi è arrivato. Vi voglio bene.

FINE DELLA CHAT

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