The Blast Podcast #46: N2nell – Se(le)zione

the blast podcast n2nellAmiche, amici. Come ogni giovedì, siamo qui per far fare i botti al vostro impianto. Non che gli altri giorni della settimana si scherzi, ma il giovedì è il momento dedicato al Blast Podcast, la sustanziazione della nostra ricerca musicale in modi e mondi diversi, autenticamente. Liberamente ascoltabile e scaricabile. Guidati di volta in volta da un diverso sciamano del suono, sacrifichiamo cassette vergini al nostro culto pagano. Almeno in senso figurato. Questa settimana il rito si consumerà grazie ad un signore riservato, dalla sacra scuola degli Abruzzi d’Italia: abbiamo con noi mister N2nell, straight outta Pescara.

Benvenuto in questo non luogo. Come nostra abitudine, chiediamo sempre all’ospite di presentarsi velocemente per chi ci legge, pronto ad iniziare?
Prima di presentarmi voglio ringraziare tutta la redazione di strettoblaster…è stato un piacere aver confezionato un podcast per voi…mi chiamo N2NELL e vengo da Pescara, amo tagliare i suoni con i campionatori, e fare diggin’.

Come è iniziata la tua carriera nel fantastico mondo della musica?
Una carriera artistica? Non ci ho mai pensato, faccio musica perchè mi piace, per star bene. La musica l’ho sempre fatta, certo in alcuni periodi con giorni da record, entravo in camera dove ho tutto per suonare e cacciavo 5 tracce, e giorni o settimane in cui il campionatore rimaneva spento. La musica per me viaggia contemporaneamente all’evoluzione personale, dagli input agli stati d’animo. E questa cosa degli input, mi rallenta un casino, perché o ascolto la musica o la faccio. Ascolto quintali di musica, tutto ciò che esce e galleggia nei generi e sottogeneri che seguo. In questo periodo viene fuori ogni giorno tanta roba interessante. Per me l’ascolto quotidiano di musica nuova è fondamentale, perché amplia le mie vedute, non mi limita.

Parlavi del diggin’ poco fa, come parte integrante della tua ricerca. Quanto conta questo nel tuo comporre, e quanto invece i software? A cosa ti affidi maggiormente ai software?

Questa sì che è una bella domanda. Il diggin’ per me è fondamentale, forse troppo, ciò non significa che io sia un feticista, per me il disco è un pezzo di plastica, sia ben chiaro, però ci sono certi dischi che non possono mancare nei miei crates. Vorrei puntualizzare che, nonostante compri i dischi, io non sono un dj e, se mi capita di selezionare, lo faccio in massima tranquillità. Per me ogni genere musicale ha la sua storia, e penso che la cosa migliore per tributare il genere che più ti piglia, sia collezionare i dischi che l’hanno creato, perché è l’unico mezzo che può mettere in connessione te con coloro che hanno contribuito a creare il genere che segui. Le radici sono i dischi, tutti possiamo studiarli, le fonti sono messe a diposizione…quindi, buon viaggio! Io non credo di averne troppi di dischi, ma ogni singolo vinile che ho è legato alla mia vita.

Qualche aneddoto particolare legato al diggin’?

Sono molto affascinato da chi dice che nel mercatino sotto casa ha trovato dischi rari o che cercava da un tot, io sotto casa mia ho trovato sempre gli stessi quattro dischi: canzoni abruzzesi, canti popolari, e musica classica. Però…questa la devo raccontare…Negli ultimi due anni mi sono dato alla ricerca di tre quattro o tracce di funk italiano, pressoché sconosciute, secondo me neanche i musicisti che le hanno composte si ricordano di aver fatto roba del genere. In questa mia lista c’era un disco su 45 giri, il gruppo si chiama Odeon, la traccia s’intitola Disco Boy. Per puntualizzare: Odeon è lo stesso gruppo che fece un 45 giri funk in dialetto milanese…Una traccia killer. Sai, mesi e mesi, ricerche continue, siti internet, fiere del disco, vintage, antiquariato…niente da fare. Quest’estate, esco per andare a fare un po’ di diggin’ nei mercatini della mia città, e come al solito solo canti popolari, raccolte di suoni, eccetera…tutto regolare quindi. Poi, ad un certo punto, mentre mi aggiro nel mercatino dell’usato, mi squilla il telefono, rispondo, e mentre parlo mi capita sotto le mani un raccoglitore di 45 giri, che aveva una forma simile ad un porta cartoline, con l’apertura scalfita dalla ruggine ed un dito di polvere sopra. Nel frattempo continuo a parlare al telefono, sfoglio il raccoglitore, giro una pagina, la seconda, la terza…alla quarta trovo il 7’ di ODEON, mai suonato, in perfette condizioni! Non mi sembrava vero, ricordo che ho chiuso la chiamata, sono uscito fuori dal mercatino a prendere aria, sono tornato dentro e ho pagato 50 centesimi un pezzo che per me era ormai nel dimenticatoio!

Chi cerca prima o poi trova, è proprio vero…E per quanto riguarda lo stato dell’arte, la tua musica: progetti in vista?
Sì, a primavera uscirà un ep in free download per Slow Motion, qualcuno di voi in redazione ha già sentito, al momento sto portando a termine un altro progetto con una dozzina di basi, ed infine sto raccogliendo del materiale per un disco strumentale composto esclusivamente con sample italiani dal ’69 al ’79.

Cosa hai confezionato per il nostro podcast?
Un mix, dove ogni traccia è legata ai miei ascolti negli ultimi mesi. Ci sono tracce recenti ed altre meno. Ho selezionato cose diverse, cercando di spaziare tra più generi. La parole d’ordine è il Groove.
Rap, elettronica, soul, una spruzzata di jazz, una carrellata di produzioni dal gusto retro e nu-funk dal tiro killer. Da Suff Daddy a Perez Prado, da Harvey Mason a Katzuma, passando per Flume e J-Rocc, fino a Myron & E, i Change, e tanto altro ancora.

Messaggio alla nazione e siamo via, pronti a premere play.
Spero che la mia tracklist vi porti energia.
Grazie di nuovo a tutti voi.

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