A Beat of Robert Frank

4Come spesso è capitato in questa rubrica la parola strada è stata il fulcro sul quale ha girato il discorso. Intesa come luogo fisico, metafora e percorso, e mai come questa volta la combo dei tre elementi risulta perfetta. Perché il lavoro di Robert Frank ha segnato un punto di rottura e di svolta nella fotografia, rendendo facilmente distinguibile un prima e un dopo.

L’occasione per esprimersi appieno Frank la trova quando vince la borsa di studio della fondazione Guggenheim di New York nel 1955: le sue esperienze in Europa prima, come assistente fotografo, e negli Stati Uniti dopo, come fotografo di moda, fanno dell’artista svizzero nato nel 1924 il primo europeo ad ottenerla.
Userà i fondi per attraversare l’America in automobile per quasi due anni, durante i quali scatterà circa 26mila foto.
La selezione rigorosa di quegli scatti porterà alla pubblicazione del libro “The Americans”, composto da poco più di 80 fotografie.

La sfocatura, l’illuminazione tenue, le sovraesposizioni, la composizione estrema ma soprattutto l’apparente casualità delle scene riprese fanno di quest’opera qualcosa di inaspettato, “diverso”. Il linguaggio di Frank si pone completamente in antitesi con quello usato dal fotogiornalismo dell’epoca, è molto lontano dalle composizioni dei fotografi Magnum, ad esempio, e soprattutto diametralmente opposto al concetto di Bresson circa la foto scattata nell’attimo giusto.

Strettamente legato alla cosiddetta beat generation, ne subisce l’influenza e la arricchisce a sua volta. Non a caso, è Kerouac a scrivere per lui l’introduzione per l’edizione americana del libro, e, più in generale, tutta la generazione dei nuovi americani accoglie Robert Frank come un innovatore. L’arte e gli artisti del suo tempo riconoscono in lui un punto di riferimento dell’arte contemporanea. Anche i suoi legami col Jazz sono molto stretti, non solo come fotografo di grandi nomi, ma per il suo stile libero dai vincoli tecnici e la ricerca costante di un nuovo modo di esprimersi. Il suo percorso fotografico contiene evidenti analogie con i jazzisti che stavano cambiando la musica.

Scelte narrative inconsuete che prendono forza nella lettura globale del suo lavoro, piuttosto che nell’analisi della singola foto. Frank si allontana dalla fotografia alla fine degli anni ’60 per dedicarsi completamente al cinema, riprenderà poi negli anni ’80 con uno stile completamente diverso. A mio parere quello che più di tutto ci lascia Robert Frank è il concetto di “visione personale” della realtà che ci circonda che è diventato un fondamento per ogni street photographer.

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