Knxwledge – Hexual.Sealings.Prt5.5_(2013)

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Qualcuno fermi Knxwledge, lo faccia uscire di casa, lo porti al parco, lo aiuti a farsi una vita. La sola uscita che il ragazzo di Philadelphia residente a Los Angeles pare conoscere sembra sia quella discografica, e appunto esce puntualmente con un nuovo prodotto, l’ennesimo in uno spazio di tempo ridotto, e mentre scriviamo sicuramente sta componendo o dando alle stampe un altro album. Inarrestabile.

Arrivato all’ennesimo volume della serie Hexual Sealings, il workaholic Glen Boothe, questo il suo nome all’anagrafe, trita con il suo campionatorino frammenti di storia della musica afroamericana, crea strati di ritmi e suggestioni di boom bap psichedelico, velocizzando e rallentando frames, frullando batterie e bassi in un continuum, un flusso di coscienza allucinato trasposto in musiche squantizzate.

A margine, è interessante notare, per questa come per quasi tutte le sue release ad oggi, come la peculiarità delle sue opere consista nell’essere un monolito audio, un’entità che vive di propria vita, trovando equilibrio e ragion d’essere al proprio interno, e come, nonostante tutto, ogni tessera del mosaico possa avere una sua autonomia. Ridondante rispetto al tutto, ma ancora isolabile.

Ed è anche giusto notare come, noncurante del rischio di sovraesposizione, Knx incarni bene il ruolo del musicista del 2000: tante uscite, anche ravvicinate, anche non troppo a fuoco, ma essenziali nel loro essere strumentali ad un contatto diretto e senza filtri con il suo fanbase, che sembra non stancarsi mai delle schizofreniche sortite del suo beniamino, anzi, le assorbe e le ritrasmette con cura, e risulta essere in rapida espansione, pronto ad accettare le novità e a farsene carico con noncuranza.

Aspettando la prossima uscita, Kauliflowr, l’album annunciato dalla All City per la prossima settimana.

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