Ascolti: Furtherset – How To Be You (2014)


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Furtherset

Dettaglio della copertina, disegnata dallo stesso Furtherset

Il vero nome è Tommaso Pandolfi, siamo amici su Facebook, e tutte le volte che lo leggo mi viene in mente istantaneo il quasi omonimo Tommaso Landolfi, uno dei grandi irregolari della letteratura del Novecento italiano, autore di opere strane e pregevolissime. Il moniker con cui Pandolfi è più conosciuto, invece, è Furtherset, ed è un nome che dovete tenere bene a mente. Si tratta infatti di uno dei giovani produttori elettronici – è del 1995, sta facendo quindi l’esame di maturità in questi giorni – più interessanti dello Stivale, con delle idee e delle visioni proprie, e ben precise.

Si fa conoscere nel 2012 con un video su Wired – la storia del bambino prodigio attira sempre, come se non fosse la norma per TUTTI i grandi della musica! –, esce nel 2013 con un album intitolato Holy Underwater Love e ha alle spalle anche alcuni live, tipo quello al Club To Club di Torino, che hanno dato un imprinting decisivo alla sua carriera. How To Be You è il nuovo disco, il secondo, pubblicato su mp3 e su cassetta da Bertrand Tapes – che io da bravo feticista mi sono comprato – con tanto di disegnini a mano libera inseriti all’interno.

Parto col dire che il tutto suona meglio su cassetta che su mp3. E continuo dicendo che l’album – una roba a metà tra ambient e techno, per semplificare al massimo – ha principalmente un solo difetto: Tommaso ha tante idee, troppe, e talvolta quindi è troppa anche la carne al fuoco, per utilizzare il solito efficacissimo luogo comune. Il suono è oscuro e pastoso, molti riverberi e molte linee di sintetizzatori che si intrecciano. C’è dentro anche una specie di tensione nervosa sottostante, probabilmente legata al fatto che questo è un disco dedicato al tema dell’identità personale: con titoli come U (No), Be Someone Else, Miroir, oltre al titolo dell’album stesso. Ampio anche l’utilizzo di field-recordings e di samples atmosferici, raccattati chissà dove, e utilizzati più che altro per ingrassare il suono.

Dentro non c’è una vera e propria influenza hip hop, non credo che Tommaso ascolti hip hop. Però, non so perché, io lo percepisco parecchio come un disco hip hop, sarà l’abitudine. In ogni caso quando sento un brano come U (No) – una vera e propria bomba – mi faccio le fantasie del tipo che arriva un rapper americano qualsiasi sente il pezzo ci rappa sopra e lo mette in un mixtape. Ha un tiro troppo forte, ha più swing di gran parte delle produzioni hip hop italiane attuali, poi a metà cambia tutto ed è tutto un districarsi di loop fino alla ripresa finale del tema principale, in una struttura quasi jazzistica. Il tipo ne sa, insomma. L’album poi è qua sotto, quindi vi consiglio di ascoltarvi almeno qualcosa, merita davvero. (Sarebbe inoltre divertente guardare un suo live, con doppio Roland Sp 404 Sx).

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