The Blast Podcast #73 – Apes On Tapes in The Planet

ApesonTapes_strettoblasterAbbiamo parlato degli Apes On Tapes giusto un mesetto fa, in occasione della recensione del loro nuovo Ep Pitagora’s Bitch.
Giusto per rinfrescarvi la memoria: gli Apes On Tapes sono Joe Antani, Shapka e Dyami Young, un trio di beatmaker dedito ad un suono secco e storto di matrice hip hop/elettronica ma non solo, attivi soprattutto nella dimensione live e con interessanti progetti per il 2015. Abbiamo parlato con Joe Antani e Dyami Young per capire qualcosa in più del loro fare musica, nell’attesa di ascoltare loro nuovi lavori.

Mi piacerebbe partire da una specie di riflessione: di solito gli artisti elettronici fanno musica da solisti, o talvolta in due. Però è piuttosto difficile vedere un vero e proprio gruppo di musicisti che fanno elettronica. Come mai questa scelta?

Joe Antani: La scelta fu “fisiologica” nel 2005. Io e Shapka assistemmo ai rispettivi live (da solisti) durante la seconda edizione dell’Homeworkfestival, e notammo che erano parecchio complementari. Così abbiamo deciso di iniziare a fare musica assieme, e ai tempi direi che ci completavamo piuttosto bene. Poi però col tempo e le distanze la cosa si è evoluta. Ad oggi di solito uno scrive il pezzo e spesso gli altri due o lo arrangiano o lo completano. O alle volte ognuno porta il suo contributo finito. Proprio come le band con gli strumenti, insomma.

Dal vivo invece come vi organizzate? Quali sono i ruoli di ciascuno di voi?

Joe: Dal vivo abbiamo un laptop a testa io e Shapka, su cui abbiamo caricato i pezzi frantumati in scene e loops su Ableton Live. Dyami invece utilizza giradischi e mixer. Io e Shapka ci alterniamo nella stesura dell’arrangiamento, negli effetti e nello sviluppo dinamico del brano, poi Dyami infarcisce tutto con scratch e samples.

Dyami Young: E in più ogni tanto urlo qualche stronzata al microfono!

Aavete annunciato per il 2014 uscità un secondo Ep che affiancherà Pitagora’s Bitch. A che punto siete?

Joe: In teoria vorremmo far uscire un album completo all’inizio del 2015. Abbiamo tanti pezzi in cantiere, da rifinire e arrangiare definitivamente.

Quindi non uscirà allora l’altro Ep? Dobbiamo guardare retrospettivamente a Pitagora’s Bitch come ad un’anticipazione dell’album nuovo? Siete soddisfatti di com’è stato recepito?

Joe: Intanto nel frattempo vorremmo fare uscire un Ep di Remix, verso fine ottobre. Poi, riguardo a Pitagora’s, siamo più che soddisfatti dai feedback ricevuti, non ci aspettavamo così tanta attesa per il nostro nuovo lavoro dopo più di 3 anni di silenzio. Devo ammettere che è stato molto bello ricevere così tanti complimenti e affetto da parte dei nostri amici e dalla gente che ci segue. L’Ep è stato un capitolo dove volevamo radunare tutti i nostri amici producers, uno scalino verso le nuove sonorità che porterà al disco ufficiale, più consistenze a livello di tracce e materiale.

Come avete scelto le collaborazioni all’Ep e con chi vi piacerebbe – o avete in programma – di collaborare in futuro?

Joe: Le collaborazioni di Pitagora’s sono state tutte spontanee. Tutti gli artisti presenti nell’Ep sono amici che abbiamo incontrato durante i nostri live, o che comunque frequentavano i nostri stessi ambienti creativi. Quindi è stato automatico voler “giocare” un po’ con loro, e sarà altrettanto automatico coinvolgere altri artisti nel disco, dato che ci piace ibridare, scambiare e divertirci con la musica.

Se non sbaglio il vostro background è hip hop, come saranno le sonorità del nuovo album e in che modo rapportate questo con la cultura hip hop, nel caso ancora pensiate di appartenervi?

Joe: In realtà il nostro background è misto. Shapka viene dal rock grunge, io ho sempre ascoltato di tutto e Dyami è poliedrico da sempre: suona negli Appaloosa, mette dischi di ogni genere. Nonostante la forte caratterizzazione verso gli stilemi dell’hip hop, abbiamo sempre cercato di non relegare ad un unico genere la nostra produzione nusicale. Mi ricordo che nel 2005 ero un po’ deluso dal dogmatismo di certi ambienti, e gli Apes On Tapes nacquero appunto dall’esigenza di scardinare i dogmi e proporre i nostri suoni in assoluta libertà. L’hip hop ovviamente era funzionale alla commistione di generi, e i mezzi elettronici ancora di più, quindi ci era sembrato consequenziale andare verso una direzione “innovativa”. Oggi non rivendichiamo l’appartenenza a nessun genere, e questo si sentirà nel disco nuovo. Più che i generi, ci piacciono i vettori o “sentimenti”: come il concetto di groove, beat, headbanging, funk nel senso più spirituale del termine. Ci piacciono le attitudini dei generi, non i generi in sé.

Mi sembra ottimo! Avete voglia di consigliarci qualche artista o qualche album che vi ha ispirato nell’ultimo periodo.

Joe: Sei sicuro (risate, ndr)? Io durante Pitagora’s Bitch ho ascoltato più che altro Jethro tull, John Lennon, King Crimson, Tool, Flying Lotus, MF DOOM, Madlib, Plaid, Mungo Jerry, Creadence Clearwater Revival, Nofx, Aesop Rock, Otis Redding, Mina, Erik Satie, The Coasters e Dan Auerbach.

Dyami: Di sicuro un artista italiano che amiamo e stimiamo è HLMNSRA.

Joe: Ma anche Bioshi, Millelemmi, Kappah, Stev, Biga, Colossius, Ckrono & Slesh, e tutta la Fresh Yo! Family… E ovviamente anche Digi G’Alessio aka Clap Clap, grande amico e ispiratore.

Ultima domanda: quali macchine utilizzate per produrre e quali sono i pregi e i difetti del vostro set-up?

Joe: Per produrre non abbiamo limiti, davvero. La mia casa-studio è sempre invasa da personaggi vari con i quali ci scambiamo strumenti e macchinine. Possiamo dire che di solito per la stesura e arrangiamento usiamo sempre Ableton Live, perché è estremamente versatile e torna bene per poi preparare la versione dei pezzi per i concerti. Di base poi io ho una Maschine, Launchpad e tastiere mute. Ah, ho anche un vecchio Akai s2000, ma ormai lo guardo un po’ come il mio vecchio cane fedele. Ci piace cambiare sempre comunque, sperimentare, una volta ad esempio io e Dyami campionammo il suono del mio vecchio flauto di plastica delle medie… ed è finito in un remix. Ma ovviamente non diremo mai quale (risate, ndr).

E perché i ragazzi sono belli, buoni e bravi, ci hanno anche regalato un nuovo mix esclusivo, solo per noi, e lo chiameremo The Planet, ed è il nostro Blast Podcast numero 73. Come sempre, in streaming e download. Buon tutto, amici.

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